caracreatura

31Mar07

Caro pino

 

ho finito “caracreatura”. Sono corso verso la fine come non mi è mai capitato prima, perchè… perchè dovevo fare in fretta, non reggevo la tensione, volevo finisse, volevo liberare con un pianto la dolorosa bellezza che la tua marina, il coro di voci, le parole, Caracreature tutte, hanno creato. Caro pino, che libro, che libro!!! Volevo finirlo per poterlo ricominciare, per godermi una voce così adulta, la tua, che ha scritto il romanzo che Mandami a dire annunciava. Ci voleva, ci volevano tutti quelli che hai già scritto, ci voleva anche la pressione di un nuovo amico editore ( donna, per di più), ci voleva tutto per farti tirare fuori da te stesso un’opera come questa.

 

Leggevo di corsa anche per paura che non reggesse fino in fondo, lo sai che sono un lettore molto esigente. Regge? Anzi, finisce in meglio. Finisce senza finire, finisce con la valorizzazione della sola roba che valga: ripartire comunque, crederci contro ogni ragione.

 

Riposati se puoi, ora, devi essere stanco. Ma hai messo al mondo un figlio che farà solo figli buoni. E le tue parole riscatteranno, per un po’ almeno, le vite di chi ne ha fatti senza colpa solo cattivi.

 

Bravo pino. sarà un successo da primi posti e commozione

 

valerio

2 Responses to “caracreatura”


  1. 1 Posted April 6th, 2007 - 2:36 pm

    qui un’anticipazione sul romanzo di Roveredo, in uscita presso Bompiani entro giugno 07

    http://www.rvnet.eu/fuoritesto/004

Who's linking?

  1. 1 Pingback on Jun 1st, 2007
    "[...] una lettera a pino roveredo. qui: http://baotzebao.wordpress.com/2007/03/31/caracreatura/  [...] "

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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