Adesso, trent’anni fa.

16May07

gocce-nel-lago.jpggocce-nel-lago.jpg

Dove sei Bolla, dove ora?

 

Ci sono più gocce nel mare – in tutti i mari – o bolle – bolle tutte eguali a te – dentro di me?

 

A suo tempo, trent’anni fa, prima, molto prima anche solo di sapere che c’eri, in un pomeriggio che assomiglia a questo – nuvoloso e assolato – inaspettatamente piove.

E sono lì, al tavolino di ferro bianco vicino al falso pozzo: goccioloni pungono l’acqua della piccola piscina azzurra.

Ascoltavo Joni Mitchell, “A case of you”.

Era una audiomusicassetta gracchiante, era un PHILIPS K7.

Era l’Estate di Tutte le Possibilità, scrivevo i racconti di “Realtà Praecox”.

Sulla pagina bianca, quella dopo l’ultima di Bianco, foglio di carta diverso, comincio a scrivere, così:

 

GOCCE

 

Dicono che d’estate gli acquazzoni siano più violenti e passeggeri.

 

 

Una mezzora dopo, così chiudevo il quaderno:

 

Intorno alle caviglie l’acqua ritrova immobilità,

poche foglie sullo specchio azzurro.

Liscio, tranquillo.

Di nuovo pronto.

 

 

E’ passato, ne è passato di tempo.

E’ passato quel tempo?

 

E’ qui, quel tempo: è tornato, è adesso, è qui.

Altre note, stessa musica.

Oggi Elisa e Charlotte cantano altre canzoni, ma quel tempo è qui, a un tavolino di ferro nero, al Bar Alpino, fra la gente che passa, mentre piove e c’è il sole.

E se è tornato, resterà.

 

Sì, Bolla, siamo tutti nella stessa bolla, e nessuna fotografia ci coglierà assieme.

 

Fermare il tempo, dicono che non si può.

Eppure…

Chi leggesse tutto questo, se l’ho ben scritto, dirà “Eppure…”

 

E riconoscerà la sua bolla, la sua goccia, il suo tempo ritrovato, quello mai perduto.

E tu, bella Bolla, tu mi leggerai, ti leggerai?

Non avere più paura. Sii come l’acqua, che dà la sua forma alla cosa, non il suo nome.

Ti riconoscerai, ti ritroverai.

Sono Millebolle, sono chi ti vede come sei, quello che – se lo avessi solo guardato, se lo guardassi adesso – avresti visto, vedresti adesso te, e la tua bellezza, intatte.

 

Vorrà dire qualcosa che in questo momento, questo – esattamente questo -, alle 15 e 31 di quasi trent’anni dopo, il mio IPOD dal suono pulito suona
” What are you waiting for”
?

 

 

Gwen Stefani, Baotzebao????

Eppure…

 

(martedì 15 maggio 07, Bar Alpino. Grazie a Ricky e Francesca)

http://baotzebao.wordpress.com/2007/05/07/bolla/

 

 

 

 

 

 

Jenny Lake Rain (Pointilized), originally uploaded by roddh.

 

1 Response to “Adesso, trent’anni fa.”


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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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