Quattro modi di scrivere ebraico

29May07

Hebrew Reflections, Neve Tzedek, originally uploaded by aska2.

 

Le parole avvolgenti di Charles Lewinsky, quelle dissacranti di Mordechai Richler; le descrizioni di descrizioni di W.G. Sebald, le fotografie in prosa di Grace Paley.

A FUORITESTO #12, i Mejier, I Cospiratori, gli Emigrati e gli Ignoranti on line nei “QUATTRO MODI DI SCRIVERE EBRAICO”.

E si parlerà anche di Pino “caracreatura” Roveredo, e di FUORITESTO AUSONIA….

fuoritesto.jpg

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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