“Amiche per la pelle”, di Laila Wadia: lezioni di leggerezza.

25Jun07

pubblicato contemporaneamente qui

altra faccia di Trieste, originally uploaded by sventolina.

Ah, Semplicità, che grande e poco praticata virtù sei, anche in letteratura!
E che piacere venir a contatto con te e la tua gemella Leggerezza.

Dieci – magari ottimi, e ce ne sono! – libri di indagine, denuncia e compiacente autocompiacimento non riescono a ottenere il risultato di questo romanzo. “Amiche per la pelle” – (edizioni e/o – Euro 14)passando con semplicità e leggerezza di linguaggio sui temi duri, spigolosi e ambigui dell’identità e dell’immigrazione – è un libro che diverte, commuove e fa pensare. Di quelli che, si dice, dovrebbero essere letti a scuola… ( ma forse è meglio di no, sembra che persino i libri belli siano respinti, se a suggerirne la lettura è una professoressa! )

amiche.jpg

Le vicende di Lule, Marinka, della signora Fong ‘bocciolo di rosa’ e della signora Kumar – la narratrice della storia – sono un viaggio nella realtà di quattro famiglie di immigrati alle prese con le rose e le spine dell’integrazione, qui, a Trieste, Italia.

Già, quella Trieste – mai nominata ma evidente – dove i ‘locali’ si dicono italiani solo quando fa loro ( ci fa…) comodo, e per il resto sono (siamo..) austroungarici, mitteleuropei, o – meglio ancora – solo triestini.

Questo libro, che consiglio con dolcezza a tutte e a tutti, a chi abita a Trieste di piedi e/o di testa lo consiglio tre volte. Una ragazza di Mumbay ci vede come siamo, amici, e ha la ferma delicatezza della sua terra natale.

Nel signor Rosso, in Zacchigna, nella baba a Grignano e in suo marito, in Laura insegnante impegnata, nei palazzi ben descritti e nelle ricette ben narrate: siamo tutti lì, più o meno.

Momenti di grasse risate – non vi anticipo nulla, ma le battute sul signor Rosso sono da tenersi la pancia – si intercalano alle dure prese di posizione. Ogni donna ha una sua storia da portarsi sulle spalle, e con lei il suo uomo. Segreti familiari, lezioni d’italiano, un concerto ‘de scondòn’ al Teatro Verdi, Jota immangiabile e borghesia inguardabile: come una commedia umana provinciale, anzi, rionale, il libro di Laila Wadia - che davvero è una gran brava Narrastorie – procede per squarci e approfondimenti. Così sapremo come e perché una ragazza del cuore dell’India si sposa, cosa porta i cinesi Fong a Trieste, cosa veramente fa per vivere l’ingegnere, il marito snob di Lule l’albanese. Vi ricorderete di tutte loro, credo. E le parole della bosniaca Marinka, lo scommetto, vi resteranno sulla pelle.

Il tutto in un’unità narrativa che Laila Wadia usa da abile scrittrice: la casa di via Ungaretti 25 e la Lettera.

E con un paio di colpi di scena insospettabili. Fino all’ultima riga, che ha sapor di Uroburo…

Altro dirvi non vo’.

Anzi no, solo una, solo un nome. Leggete “Amiche per la pelle”, e capirete: KAMLA.

Ps: Laila Wadia, Ljiliana Avirovic e Giorgio Scianna saranno ospiti, mercoledì 27 giugno, dalle 19.00, del secondo appuntamento di “FUORITESTO//AUSONIA. Il posto, per chi è nei paraggi, è la Terrazza del Bagno Ausonia. Per chi è meno vicino, da venerdì 29, su RVNET.EU va on line tutto.

Pps: qui si scrive di Ljiliana e del libro di Jergovic da lei tradotto, qui di Scianna e del suo libro “Fai di te la notte”.

4 Responses to ““Amiche per la pelle”, di Laila Wadia: lezioni di leggerezza.”


  1. 1 Posted June 25th, 2007 - 4:47 pm

    Questo libro “Amiche per la pelle” che, con dolcezza, ci consigli di leggere lo leggerò al più presto e questa splendida recenzione sarà riportata dove sai. Intanto la Philarmonie di Berlino, con annessi e connessi, si è già misteriosamente trasferita da me.
    Ciao e grazie.
    habanera

  2. 2 Posted June 26th, 2007 - 9:16 am

    No, non è vero che se i libri belli vengono suggeriti da una professoressa vengono, respinti. Questo lo dico non tanto come insegnante, ma perchè gli studenti non sono così stupidi come li si dipinge. Sanno disinguere e dipende da come uno gli presenta i libri o glili fa leggere. Io mi vanto di avere avuto sempre classi di grandi lettori, non avrei potuto continuare a fare il mio lavoro se non fosse stato così. Per questo motivo leggerò il libro che suggerisci Ciao Emilia

  3. 3 Posted June 26th, 2007 - 9:16 am

    La tua è una recensione che mi invita a leggere il libro, grazie Giulia

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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