Il Friulano Ci Dà Una Mano. Ovvero: Triesterentola ha Paura del Lupo Cattivo…

31Jul07

cenerentola.jpeglupo-alberto.jpeg

Un Post di Cenerentola82, su Bora.La, – e un pomeriggio lento e bello, terso grazie all’Aria Condizionata di Trieste: la BORA, quella Vera! -mi obbligano a trascrivere, commentare e sviluppare.

Trascrivo il commento (in corsivo):

Il friulano. Il Friulano.

Ma è poi COSI’ importante?

Davvero basta così poco per far venire, a molti, i soliti dubbi identitari?

Che sia lingua di insegnamento o errore mediatico… , dài, è solo friulano!

Che città, che comunità è quella che si ferma a dettagli di tal minor portanza?

Mah!

L’articolo di Francesco Jori, per esempio, è molto centrato. Gli argomenti ben argomentati e la tesi di probabile realizzazione.

E se ai friulani ghe piasi imparar in friulano, bon: pezo per lori, che el mondo no li capirà.

Quanto a noi (almeno a quanti di noi BoraLiani non sono in realtà dei tipici triestini rancorosi e ignoranti da Segnalazioni – oh, meglio loro, almeno non si danno tante arie progressiste… – ) :

E imparare bene a parlare e scrivere in italiano? E imparare inglese, spagnolo, turco, sloveno…..

E imparare, DAVVERO!, a non aver paura?
E imparare A STARE AL MONDO ( e già che ci siamo, anche A TAVOLA! )

Mi sà che ( con vera simpatia, sia chiaro, e scusandomi subito se ne urto la sensibilità già provata ) di Cenerentole qua ce ne sono tante. E di cappuccetti rossi non ne parliamo! Lupi, LUPI mancano ( no, un Umberto basta!!) . Non Cattivi, ma Cattivik, o almeno “più che buonini”… Lupi Alberti, va bene??

Voglio dire che, come è dimostrato, che il Lupo è la vera vittima, non la provocatrice Cappuccetto Rosso.

E che Cenerentola, quando conquista il Principe, è perchè non ne ha più paura.

Ma qua, de ’ste parti, la Bela Triesterentola pianzi: a spaventarla basta un friulano!!!!

E de Principi gnanca l’ombra, fin che se ga ’sto spago!

Il Friulano ci da una mano: beviamocelo insieme, con tutti i cittadini di ERMA!

PS: io conosco e frequento triestini che hanno imparato, e che sanno anche insegnare. Fanno, sbagliano, rifanno… Qui, come al solito, con la scusa del Perfetto si manca il Buono. Ah, venisse DAVVERO una gran Bora.Là!

(continua)

Ve lo dicevo che continuava…

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La Sventurata Rispose

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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