Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.
In questo momento particolare anch’io avrei bisogno di un contesto paesaggistico che mi riconciliasse con me stessa.Eppure vivo in un luogo,lungo le coste di un mare che il vostro conterraneo Magris ha definito “il pù bello del mondo”.
La vita è un groviglio di contraddizioni e l’apparenza una grossa bugia.M.M.