Laicità è…un piacere responsabile.

07Jan08

sanluca.jpg

Deve essere San Luca, oggi. ( No, è il 18 ottobre, pare…)

Sta di fatto che, dopo aver letto l’articolo di Giancarlo Bosetti, su Repubblica, mi sono messo in cerca della sua versione web, per farne un breve post di segnalazione.

E’ da una sera di giugno scorso che, dopo una lezione di faziosità applaudita, del professor Piergiorgio Oddifreddi, al FEST, aspetto di leggere qualcosa del genere.

Ma non sono stato capace di trovarla.

Così sono passato a un giochino segnalato da Antonio Sofi, per farne un POST sulle Primarie USA.

Lo stavo scrivendo ( i miei risultati sono…controcorrente! – riuscirete a resistere fino a domani per conoscerli? Intanto giocate anche voi! ) e… Bloglines mi segnala che Wittgenstein lo ha già trovato (in pdf, per il momento).

Così adesso: ringrazio LS per la cosa ( e per la fonte, che adesso conosco anche io ) e invito tutti i miei 25 lettori a leggere “MA LAICITA’ ED ATEISMO PARI NON SONO” di Giancarlo Bosetti, che ringrazio molto per aver espresso bene le idee che, confusamente ho anche io.

Approfitto per scrivere a La Mula che apprezzo il suo scrivere, anche di più del suo parlare. E che vorrei sapere la sua opinione di “dubbiosa”, sulla faccenda. Grazie

5 Responses to “Laicità è…un piacere responsabile.”


  1. 1 La Mula Posted January 7th, 2008 - 3:45 pm

    Ok. Letto. Premetto che, se cerchi una mia risposta, non avrai neanche mezza citazione. Quindi devi sorbirti solo il mio non augusto pensiero ed eventuali ‘nanetti’ a corollario.

    Laicità: è natura costituzionale del nostro Stato. Il diritto alle pratiche religiose, linguistiche ecc. è costituzionalmente tutelato. Se il legislatore lo vìola ci sono gli strumenti per intervenire (vedi ad esempio i ricorsi dei valdesi contro l’assurda legge dello scorso anno sui ‘crediti’ in più per chi aveva frequentato l’ora di religione).

    Ateismo e religiosità: se credere in un Dio non è obbligatorio, non lo è nemmeno non crederci. Esiste una sfera privato- collettivo per tutti noi, cittadini di uno Stato laico, che non penso proprio possa venir violata. Se il mio amico gesuita mi cita una parabola e io gli rispondo con analogo caso freudiano, lui continuerà a credere e io a non credere. Forse entrambi avremo acquisito un quid in più, senza farci violenza, camminando su strade parallele, anche se unici sono i valori.

    E a questo punto aggiungo questo elemento: valori. Sta scritto nella legge ‘non uccidere’. Il non uccidere cristiano non è diverso da quello dell’ebreo o del musulmano(anche se ogni religione poi s’è dotata di diverse pene), ma nemmeno da quello dell’ateo o dell’agnostico. E’ semplicemente un non uccidere, che lo Stato sancisce attraverso le sue leggi.Ma che è nella coscienza di tutti.

    Fin qui tutto mi sembra semplicissimo, banale. Il guaio è che esiste la scienza e il progresso e, come ai tempi di Galileo, tutto ciò fatica ad armonizzarsi con la fede.

    Da dubbiosa non ho fede nemmeno nella scienza, lo confesso. Non credo che l’uomo sia in grado di spiegare tutto. O meglio ancora preferisco pensare che non tutto sia spiegabile, dal momento che il mio fine ultimo/unico è vivere questa vita finchè c’è. E si vive anche con l’irrazionale.

    Il libro più difficile che ho scritto in questi anni (e che ho accuratamente evitato di pubblicizzare)riguarda le terapie regessive e le vite passate. Non me ne vergogno, anzi, ma è un qualcosa che mi ha mangiato troppa energia per recuperarlo dalla memoria. E ha mangiato energia proprio perchè mi ha costretta a navigare tra scienza e fede. Tra razionalità e irrazionalità.
    Tra concretezza e astrazione.

    Dentro uno spettro abbastanza ampio (che non include ovviamente fenomeni come le sette o cose similari) ognuno dovrebbe essere libero di praticare il suo credo. E qui c’è per me l’altro elemento focale, la libertà.

    Una società evoluta tutela la libertà di tutti. E noi siamo una società evoluta. In realtà ci siamo evoluti, ma non al passo coi tempi.

    Prendi l’orrido referendum sulle staminali. Io ho votato solo grazie all’intervento di Ruini. Personalmente sono assolutamente contraria a tutto ciò che riproduce vita in laboratorio. E’ una mia posizione personale. Libera io di non ricorrere a queste pratiche (tieni presente che ho la stessa malattia congenita di mio padre e quindi, se in un domani dovesse avere gli stessi esiti, mi sono anche posta il problema se accettare o meno un trapianto, decidendo che, siccome non si resta per semenza, è meglio di no. Ma ribadisco, è la mia posizione), liberi gli altri di farlo.

    Rimane il fatto che lo Stato chiede anche a me di esprimermi. Mi sarei astenuta se non fosse intervenuta sua Eminenza!

    Il voto, anche e soprattutto ai referendum, è espressione della libertà del cittadino di uno stato laico di dire la sua. E io volevo dire come la pensavo, anche con la mia piccola e inutile astensione. Ho votato contro me stessa.

    L’aborto è la stessa cosa. Una violenza feroce sulla donna. Ci sono passata, salvata dala mammana per un solo mese…Non c’è niente di libero nell’aborto, solo una legge che limita danni più gravi a madre e bambino.
    Feto? Un figlio, per me, non è quello che porti in grembo, ma quello che allevi. Un ovulo fecondato è comunque il segno di un rapporto che può o non può dare vita, che può o non può essere vitale. Accettare di disfarsene è accettare un fallimento (prevenibile con le usuali pratiche contraccettive). Ma parlo per me.E rispetto chi parla per sè.

    Oggi però si discute di feti e uso degli embrioni esattamente come si parla di salame e pizze surgelate. Non si parla quasi mai di vita, manca la cultura della vita. E se anche in famiglia provi a costruirla, cozzi con l’esterno. Ci sarebbe bisogno di una rivoluzione culturale che non passa per citazioni, ma per – scusa la parolaccia – la coscienza. Singola e collettiva, nel rispetto della libertà e con molta chiarezza sul concetto di ‘valore’.
    Kiss

    La Mula

  2. 2 baotzebao Posted January 7th, 2008 - 4:04 pm

    Grazie, La Mula

    Condivido molto, anche se i percorsi e il temperamento ( dunque le scelte volontarie – consapevoli e non ) sono fra noi diversi.

    Ciò che mi disturba e preoccupa è la modalità da integralisti che alcuni laici hanno assunto: danneggiano, non servono la laicità.

    Ecco perchè il pezzo di Bosetti mi è tanto piaciuto ( ieri Amato sul Domenicale del 24 ore non era stato, secondo me, abbastanza netto, ma si sa… ): per la via che mostra, praticabile, per la polis e per i cives.

    un caldo abbraccio (un poco raffreddato )

    Valerio

  3. 3 La Mula Posted January 7th, 2008 - 7:08 pm

    Gli integralisti di qualsiasi tipo sono alla radice del problema e una delle tare di questa società dove, per incultura o meglio ancora acultura, si moltiplicano in modo esponenziale.

    In altri tempi la parola corretta per arginare certi comportamenti era ‘educazione’. Semplicissima. Mio padre ateo convinto (s’è sposato in chiesa con dispensa vescovile perchè rifiutava di accedere ai sacramenti e mia madre voleva sposarsi solo in chiesa, 1956), planato in un mondo cattolico è sempre riuscito a dialogare con tutti per via dell’ educazione. E per inciso era l’unica persona che lì non bestemmiasse perchè “non sarò io a chiamare in causa uno che per me non c’è”.

    Su Bora.La ho parlato, semplificando di ‘monologo’. Semplificando e parzialmente sbagliando parola perchè in realtà tutti noi abbiamo un nostro monologo interiore, guai non l’avessimo. E’ un flusso in continuo divenire che arricchiamo con le nostre esperienze e che ci accompagna fino alla fine.

    Il monologo non è l’errore, è la base della nostra vita interiore. E’ pensare di imporre agli altri qualcosa che è nostro e di nessun altro che è sbagliato. L’integralista lo fa.

    Curati!

    La Mula

  4. 4 diogene malamati Posted January 8th, 2008 - 10:08 am

    Io sono l’opposto di romantico, qual’è l’opposto di romantico? c’è un’integralismo anti-romantico? Sono anche l’opposto di illuminista, c’è l’integralismo anti-illuminista?
    bentornato bao, ho sentito la tua mancanza.

    diogene malamati

  5. 5 baotzebao Posted January 8th, 2008 - 6:19 pm

    cinico, sì,sì.

    MA:

    1. non sei romanticista ( grazie al cielo ), ma romantico sì, e della specie migliore…

    2. integralismo, se e quando significa “ben tenuto unito” è cosa buona e rara, almost inconsapevole e certamente in volontaria. Quando lo si prova…non lo si è già più.

    3. si può anche essere, e spesso è una misura cautelare appropriata, “anti illuministi”. Ma non si può essere – o meglio, è un grande e folle integralismo attivo e volontario – essere anti-illuminati.

    il resto, forse, a voce. in uno dei nostri casuali intercettamenti.

    grazie, Diogene Tonio

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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