Bianco è il colore che lascia nella mente la lettura di “Se consideri le colpe”, di Andrea Bajani (Einaudi 2007, Euro 14).
Un po’ lattiginoso, e trasparente, come un velo che nasconde e dunque rivela.
Su questo sfondo la storia del ragazzo che va a seppellire la madre traccia il segno principale, quello che va dal disegno a lungo rimasto attaccato al frigo di casa, in Italia, a quel “là” al di là del Danubio, dove un cartello con il suo poco nominato nome lo chiama. Proprio come un fiume è questa storia principale, la cui acqua è però fatta dai suoi affluenti, le storie altre che ne costituiscono la portata.
Così l’uovo dimagrante, il macabro e voglare Anselmi, la povera Monica, il complice Viarengo, il comprensivo Christian…
Un libro che obbliga a lenta lettura, per la sua lingua attenta e sospesa, e per la sua delicata ma ferma intenzione: far considerare, al lettore, attraverso la storia raccontata, la propria inevitabile versione della medesima. Tutti siamo stati lasciati, tutti cerchiamo, tutti sappiamo che sta più nel viaggio che nella meta la ragione del nostro andare.
“Se consideri le colpe” è (anche) un libro di soggetto socio politico. Il ritratto degli imprenditori italiani a Bucarest – il loro linguaggio e le loro debolezze -, e il resoconto della Romania vista dall’interno – fra vergogna e orgoglio -, consentono al lettore interessato un approfondimento che pochi saggi sul “nord est”, o su “i paesi dell’ex Patto di Varsavia” soddisfano.
Ed infine, ma per me in principio, e traccia evidente di ogni grande libro, la Forma.
Un italiano semplice e non banale, una sintassi educata ma raffinatissima, un montaggio sapiente: pochi altri romanzi d’autore italiano hanno saputo mettere assieme, in anni recenti, un livello del genere.
Ho letto e riletto, per il piacere del suono delle parole, molte pagine di questo libro, ed ogni volta ne assaporavo gusto e necessità. Ora, a tre mesi da quelle prime letture, rileggendolo a salti arbitrari, ne misuro la persistenza e confermo: libro eccellente, da non perdere.
Bianco, come il flash che separa e unisce una scena all’altra, di certi ottimi film – come “Le conseguenze dell’amore”, di Paolo Sorrentino.





Oh sì, un bellissimo libro di abbandoni e di ritrovamenti. Fa pensare all’incontrario. E il tratteggio delle donne, e degli uomini, è come scritto da donna. L’umanità trascende il genere?
P.S. è presente in 44 librerie aNobii. Buon per lui. Molti altri mancano.
Bianco è il colore che lascia nella mente…
Mi ha così colpito questo tuo incipit di lettura, che lo cercherò sicuramente questo libro. Grazie. Mapi