Una Giornata Speciale: Rav. David Margalit è il nuovo Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Trieste

10Mar08

yuna_metzer.jpg

E’ del Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo Di Segni, l’immagine più esatta, moderna ed efficace sul senso della giornata speciale che la Comunità Ebraica, e la Città di Trieste hanno vissuto ieri.

“Resettare” è un neologismo da civiltà dei computer, come sanno gli internauti. Significa far ripartire, senza azzerare, un apparecchio.

E far ripartire – senza nè dimenticare, nè svalutare il passsato – la vita della Comunità Ebraica di Trieste è stato il messaggio chiaro e positivo che tutti i tantissimi presenti nel Tempio Ebraico di Trieste hanno ricevuto.

Sia chiaro, ad evitare fraintendimenti: la vita era vitale anche prima di ieri. Negli ultimi anni, specialmente, segni di rilancio e apertura, di ri-fondazione e vivacità erano stati dati, fatti dei quali va dato merito al Presidente Andrea Mariani, alle persone che hanno composto i consigli e le giunte dei due mandati della sua Presidenza.

Ma che Trieste meriti ed abbia insieme bisogno di una Comunità Ebraica più vivace ancora, è tanto vero quanto il fatto la Comunità Ebraica di Trieste ( come ogni altra Comunità – religiosa, sociale, professionale, come ogni cittadino, insomma ) ha bisogno di una Città ancora più vivace, aperta, efficente e saggia di quanto Trieste sia adesso.

Nei discorsi delle Autorità presenti – c’era davvero TUTTA Trieste Religiosa e Istituzionale ai primi banchi del Tempio – questi temi sono stati tutti toccati, e non è nè mio compito nè mia capacità darvene cronaca ( tanto più che IL PICCOLO di oggi – nelle foto e negli articoli di Gabriella Ziani e Daniela Gross – restituiscono bene lo spirito e la lettera della mattinata di ieri in Via San Francesco.

Così come rimando chi fosse interessato a due documenti, presi rispettivamente dal Magazine del Corriere della Sera di giovedì 6 marzo ( intervista di Vittorio Zincone a Rav Di Segni ) e dal PICCOLO di ieri, domenica 9 marzo ( Articolo di Paolo Rumiz: Una Yeshivà a Trieste )

Quel che preme a me sottolineare è la Presenza ( avete letto bene, con la P maiuscola ) del Rabbino Capo D’Israele, Rav Yona Metzgher.

La foto che apre questo mio post non rende abbastanza l’idea della figura, del portamento, del sorriso, della voce di Rav Metzgher.

Efficacemente tradotto dall’ebraico, in consecutiva da Rav Ariel Haddad, il suo discorso – per tema, approccio, tono e contenuti – ha lasciato affascinati e convinti.

Mi auguro che le riprese video che ho visto realizzate, proprio vicino al posto in Tempio che occupo – lo stesso che fu di mio nonno Umberto, che è stato di mio padre Sergio, accanto a quelli dei miei nipoti Beniamino e David – siano rese disponibili.

A pochi giorni da altri incontri ravvicinati - con la spiritualità e la forza del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I° in visita a Trieste, con la dolcezza e la prontezza dell’Archimandrita di Trieste Athenagoras Fagiolo, con la visione neo-umanistica, scientifica e sociale di una vita spesa bene come quella di Ernesto Illypossiamo davvero dire che i buoni esempi non mancano.

Abbiamo il coraggio di capirli, e di seguirli ?

Congratulazioni e auguri a Rav David Margalit: che sappia e possa riprodurre, in Comunità e in Città, il clima che ieri ha accompagnato il Suo insediamento a Rabbino Capo di Trieste!

tempio-ebraico-interni.jpg

2 Responses to “Una Giornata Speciale: Rav. David Margalit è il nuovo Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Trieste”


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  1. 1 Antony and the Johnsons al tempio Ebraico di Trieste… at a vànvera Pingback on Mar 8th, 2009
    "[...] avevo scritto così in un Post che è al nono posto fra i più letti di questo A Vànveristico ..."
  2. 2 Umorismo ebraico ala triestina at a vànvera Pingback on Mar 14th, 2009
    "[...] mi chiesero così gentilmente se permettevo ( permettevo, permettevo… ) pubblicassero il mio post augurale - scritto in occasione ..."

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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