La specie, la Cultura… : Saper vivere in tempi oscuri, di Phlippe Val (segnali)

17Apr08

saper-vivere.jpeg

Il caso, probabilmente.

Stamattina, compulsivamente in giro per pensare camminando, i passi mi portano in… libreria.

La faccio breve: attrazione da titolo – acquisto – lettura.

“Saper Vivere In Tempi Oscuri” , Philippe Val, EXCELSIOR 1881 .

Straordinario. Per me quello che ci voleva. Ne scriverò qui appena ne avrò preso sufficente distacco, e dopo una rilettura critica.

E ne parlerò – fuori programma – domani (venerdì 18) alla riunione del Circolo della Lettura ( Trieste, ore 17 e 30, Auditorium del Museo Revoltella ).

E copierò il capitolo 24, “fragilità” - da WebCopista qual sono – per diffondere ciò che non so scrivere.

Aggiungo infine che INNERNET, che ho segnalato ieri per un gran bel contributo sulla Consapevolezza, oggi ospita un punto di vista magistrale sulla mia  ( sulla nostra ? ) attuale condizione esistenzial-politica.

Li consiglio a quei miei amici-lettori incontrati per strada o in Rete in questi giorni, e ai quali forse i miei occhi bassi sono parsi insoliti.

Ma farebbero bene a chiunque volesse con-siderare il proprio posto nel mondo da una giusta distanza…

Accattatevi il libro, e leggetevi “L’Azienda Italia “

E sappiatemi dire…

prima-di-sparire.jpeg

ps. altri libri dal menù di domani:

Mauro Covacich, Prima di Sparire (Einaudi)

Paolo De Benedetti, Teologia degli Animali (Morcelliana)

Andrea Camilleri, Il Campo del Vasaio (Sellerio)

Daniel Pennac, Diario di Scuola (Feltrinelli)

H.M. Enzensberger, nel labirinto dell’Intelligenza (Einaudi)

Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici (Feltrinelli)

Alexander Gatalica, Secolo, (Diabasis)

Ugo Pierri, L’analfabeta etico (Battello )

Stefano Benni, La Grammatica di Dio (Feltrinelli)

G.B. Edwards, Il Libro di Ebenezer La Page ( elliot )

O,V. de L. Milosz, Sinfonia di Novembre (adelphi)

Joao Guimares Rosa, Grande Sertao (Feltrinelli)

1 Response to “La specie, la Cultura… : Saper vivere in tempi oscuri, di Phlippe Val (segnali)”


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  1. 1 Last Time We Kissed « Diogene Malamati Pingback on Apr 18th, 2008
    "[...] Ancora: il pericolo non sta nel disorientamento fra stazione e stazione, ma nella perdita della nozione del proprio stato, ..."

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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