Gentile signor P.C. ,
appena finito di leggere il suo articolo sul PICCOLO di oggi, m’è tornata in mente la strofa di una canzone di alcuni decenni fa. “…and don’t criticize what you can’t understand “ ( …e non criticare ciò che non puoi capire… ) cantava Bob Dylan in un pezzo dal titolo “ The Times They’re a Changin’ ” che ancora oggi, a tradurlo si può imparare qualcosa ( poco, eh, ma NON niente ) sui rapporti fra figli e genitori, maestri ed allievi, fra elettori ed eletti, fra vincitori e vinti… e il Tempo, che non sta mai fermo…
Non capivo perché lei avesse scritto quel pezzo, quale ragione pubblica o intima avesse per scrivere ciò che ha scritto.
Dunque, per poter criticare qualcosa che non riuscivo a capire, beh dovevo cercare – almeno – di provare a capire.
Astio personale ? Non credo.
Ragioni elettorali ? Abbiamo già votato.
Congratularsi con i suoi elettori e ringraziarli ? Non mi pare.
Dare lezioni di stile agli elettori che non hanno votato per lei? Nemmeno.
Favorire la carriera politica di E.R. ?
Stigmatizzare il comportamento di R.I. ?
Giudicare quello dei suoi amici?
Insomma, non che la cosa sia importantissima, ma proprio non capivo.
Allora ho provato a chiedermi se lei, che dal pezzo in questione sembra invece aver idee molto chiare ( e lo dico subito, perché so quanto una frase come quella che ho appena scritto può sembrare sarcastica, nel linguaggio politico che è spesso diventato solo una parodia della sana e bella polemica: non c’è alcuna ironia nella mia affermazione sulla sua certezza a proposito di molte delle affermazioni in quell’articolo e di sue altre apparizioni pubbliche. Anche il suo tono, il suo sguardo, i gesti del suo corpo emettono segnali di grande sicurezza di sé… ) , mi chiedevo se lei – dicevo qualche riga fa – ha davvero capito R.I. , la sua modalità individuale, il suo comportamento, il suo carattere, il suo temperamento.
E se, dunque – avendolo capito – si è sentito autorizzato a criticare in pubblico.
Mi chiedo se Lei ha capito, se lei sa chi R.I. sia, come pensi e per quali motivazioni agisca, cosa gli piaccia o cosa lo disgusta, in cosa creda o di cosa diffidi…
Se lei ha capito chi sono i suoi amici, e quali di loro (di me, per esempio che – anche se con R.I. c’è stata e ci sarà un’intesa fatta più di sguardi e pochissimi scambi verbali che di frequentazione – non sono da annoverare nella parte pubblica delle sue amicizie ) quali di noi, dicevo, sono suoi amici, quali sono collaboratori, quali ancora dicono di essergli amici, quali si dice siano suoi amici, quali lo sono per davvero ma non si sa…
Mi scusi. Non è un gioco verbale, questo, non vuole esserlo.
Non voglio farle perder tempo, nè diventar matto a seguire le mie frasi a volte molto lunghe e non sempre abbastanza chiare.
Me ne scuso, ma la prego di leggere fino in fondo, e magari due volte, come ho fatto io con il suo pezzo, che è molto più diretto e facile a leggersi di questo mio.
Ma affermazioni come “…poco incline ai tratti umani che distinguono le persone dagli automi…” , il suo sarcasmo, signor P.C., la sua sicurezza nel giudicare colpevolmente la scelta personale di R.I. di “ non congedarsi… ” , certe sue insinuazioni e allusioni non documentate su presunti comportamenti sleali, o sulle ragioni e i limiti del consenso di R.I. , e il suo disprezzo, signor P.C. , nei confronti di professionalità che sono indiscusse, o di costumi privati e perfino di usi del proprio tempo nella buona come nella cattiva sorte… Beh, mi scusi signor P.C. , davvero sono ingenerose, e mi permetta: sono ingiustificate e un poco arroganti.
“ Quel che più conta, senz’anima…” conclude Lei, gentile signor P.C. .
Che ne sa lei, e che ne so io, che ne sappiamo davvero di cosa e come una persona riservata e schiva prova e sente dentro di sé?
Davvero crede che non tradire le proprie emozioni sia non averle?
Davvero crede che sia un miglior amministratore, un miglior politico chi si lascia andare alle sole proprie emozioni?
Davvero crede che la semplicità basti a misurarsi con un mondo sempre più complesso, e talvolta anche complicato? E che parlare solo con la lingua di chi ascolta sia sufficiente a confrontarsi con problemi che, talvolta, chi ascolta non sa ancora di avere?
Crede sia definibile “ appassionato” e “onesto” solo chi parlando arrossisce e gonfia le vene e i tendini del collo? Che abbia ragione sempre e comunque chi parla a voce più alta?
O meriti ammirazione solo chi per carattere e temperamento è di parola facile e gesti visibili?
Articoli comparsi sul PICCOLO, recentemente – a firma del direttore Sergio Baraldi, di Furio Baldassi, Roberto Morelli – e soprattutto il magistrale pezzo di Roberto Weber hanno analizzato bene, anche se non completamente ( la materia è da libro, mentre i giornali hanno esigenze di puntualità e brevità che talvolta obbligano a semplificare ) la figura di R.I. , il suo fare politico, le ragioni della ascesa e della uscita dalle responsabilità pubbliche di governo. Quanto e se mancherà la sua competenza, la sua visione, i suoi modi di fare, beh si vedrà. Quanto la visione e la pratica di governo del nuovo Presidente del Friuli Venezia Giulia e della sua Giunta saranno all’altezza dei problemi e delle opportunità di noi cittadini, anche. Confido nella vostra capacità di distinguere fra toni e momenti pre elettorali e argomenti e metodi del momento delle Responsabilità, e che il suo di oggi sia stato solo una specie di sfogo, una manifestazione giustificata anche se forse eccessiva di contentezza, tipo quando, dopo una partita vinta ai supplementari, e prima ancora di entrare negli spogliatoi, alcuni giocatori si lasciano andare a ogni legittima e liberatoria, esagerata… gestualità.
Ma mi creda, signor P.C. , è tempo per tutti, qui e ovunque, di non lasciarsi prendere dall’ignoranza e dal disprezzo per gli altri. E il disprezzo ( già mi pare di sentirla protestare ) passa – ospite non invitato ma un po’ maleducato – anche attraverso le parole scritte con leggerezza, o anche attraverso il non saper riconoscere che nel proprio comportamento e temperamento quelli giusti e onesti, o attraverso l’errata convinzione che chi vince ha sempre e su ogni argomento ragione, e ancora di più passa attraverso la non comprensione delle parole, delle espressioni, dei sentimenti e delle culture altrui.
Le chiedo di perdonare il mio tono da lezioncina, perdipiù non richiesta. So che suona così. Ma mi creda, è solo sincero sentimento di onesta preoccupazione per la deriva che vedo alcuni prendono, in buona fede – si intende – su faccende, persone e temi sui quali non basta né la buona fede, né l’ardimento, né la passione mal trattenuta – mentre servirebbero invece buone maniere, il coraggio di non credersi infallibili solo perché popolari, e soprattutto la passione temperata dall’intelligenza, il coraggio mescolato alla competenza, la lungimiranza.
Infine, caro P.C. , le dico perché ho deciso di mettere le sole iniziali a lei, a R.I. e a me – mentre altre persone sono qui chiamate per nome e cognome. Perchè, la prego, provi a cambiare in questo scritto le iniziali P.C. e ci metta quelle R.I. , o metta V.F. al posto di P. C. , e via di seguito: se il discorso regge cambiando le iniziali – e dunque le persone vengono slegate dalla loro identificazione pregiudiziale – allora il discorso funziona. Voglio dire: davvero lei non è stato mai freddo e “automatico” ? Davvero crede che RI non abbia anima e cuore, o non rida mai ? Mi dica, insomma, Piero: davvero lei crede di essere poi tanto diverso da Riccardo o da Valerio ? Io non lo credo, ed è anche per questo che – quando non so o posso capire – cerco di non criticare le persone.
Un saluto augurale, per la sua vita, politica e amministrazione regionale non escluse
V.F.
PS
Non mando al PICCOLO questa lettera, perché non voglio sia presa per qualcosa che non è, e cioè solo una presa di posizione politica o una prova d’amicizia. Né la mando solo a lei, perché ci riguarda tutti. La pubblico dunque sul mio ‘giornalino personale’ il cui titolo è già un programma, di cui sono Editore, Direttore, Grande Firma e Ultimo Bubez.
Se Lei, come chiunque altro volesse commentarla e discuterla, qui sotto c’è lo spazio per farlo.
Ma non se ne senta, la prego, in alcun modo obbligato. L’ho scritta per me soprattutto, per cercare di capire ciò che non capisco. E comunque, sto con el senor Baruch Spinoza, anche quando scrive che
” E’ dell’uomo nobile desiderare che anche gli altri
gioiscano del bene di cui noi gioiamo,
non di costringere gli altri a vivere
il nostro modo di pensare” .
Sono così certo della sua nobiltà, signor PC, che non ho bisogno di misurarne la quantità in ogni momento.






hai messo in scena una formidabile occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, come del resto ha fatto il signor PC. io per me direi che è imperdibile l’associarci, ma non ho sottomano il piccolo, nè altro tempo in questo momento. ci tornerò sopra, prometto.