Faceva proprio caldo quel primo giorno di luglio.
Bao-Tze-Bao vide alcune piccole foglie galleggiare sull’acqua. Prese il retino e conducendolo con cura le raccolse; quando fu quasi gonfio – facendo attenzione a non perderne alcuna per qualche inopportuno movimento del polso – lo sollevò dall’acqua e portò oltre la ringhiera bianca sotto cui brillava verde di sole il prato.
Era mezzogiorno.
Agitando nell’aria il retino Bao-Tze-Bao aiutò le piccole foglie bagnate a volar via. Non tutte però si staccarono : l’acqua le legava ancora alla minuta maglia della rete insieme a piccolissimi, secchi, bruni aghi di pino che vi restavano impigliati. Bao-Tze-Bao vide socchiudendo le palpebre che sul pelo dell’acqua ne nuotavano altri, forse più piccoli ancora. Non si sarebbero nemmeno notati se lui non li avesse cercati, e se l’azzurro chiaro del rivestimento della piscina non fosse stato ancora più azzurro, in quel momento: più del colore del cielo, reso incandescente dal sole quasi giunto al suo punto più alto, e i cui raggi rivelavano, rifrangendosi sul piccolo specchio d’acqua, la loro fluttuante, brunita e discreta presenza.
Rituffò dunque il retino in quel laghetto di luce in movimento. ( Ne colse il suono acqueo e per il piacere di udirlo ancora ripetè una volta il gesto, lasciando gocciolare fino all’ultimo minimo plif plif plif la sua maglia verde e fine ) .
Muovendo la reticella con grande attenzione e moderata forza Bao-Tze-Bao andò loro incontro: raccolse senza perderne alcuno i minuscoli e secchi aghi di pino. Considerò per un attimo – fermandosi a riposare gli occhi dalla rifrazione troppo acuta dei raggi solari – il verde pieno e scuro degli alberi sempreverdi lì intorno. Riabbassò lo sguardo. Un lento gesto del braccio, l’attento modulare del polso, il cauto passo dei piedi: la sua breve immobilità rifluì in un solo armonico movimento.
Dopo pochi nuovi passaggi – da sinistra a destra, da destra a sinistra, con irregolare eppure esatta, stretta circolarità – la piscina sembrava perfettamente pulita. Soddisfatto, Bao-Tze-Bao rialzò con cura la reticella dal pelo dell’acqua e come prima – dopo averle fatto scavalcare la ringhiera di ferro smaltato bianco – la scosse con un netto colpo di polso. L’aria smossa dal gesto aiutò i pesciolini appena pescati a volare via: planarono sul prato, andandosi a confondere nel verde dell’erba nuova, nel paglierino delle chiazze di paglia.





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