Circolo della Lettura: anno dodici, numero uno. Monika Bulaj

06Oct08

Sarà Monika Bulaj – la fotografa, antropologa e scrittrice polacca che abita da pochi anni (anche) a Trieste – a inaugurare con la sua presenza la dodicesima stagione del Circolo della Lettura, in programma come di consueto all’auditorium del Museo Revoltella Venerdì 10 ottobre alle 17 e 30.

Il suo nuovo libro, che sarà presentato a Trieste in prima nazionale, è frutto di un lavoro decennale: “GENTI di DIO – Viaggio nell’Altra Europa” ( Frassinelli Editore ) racchiude foto toccanti e spettacolari, ma anche il diario appassionato e diretto di una scrittrice che sa parlare con le immagini e fotografare con le parole.

Monika Bulaj presenterà e commenterà molte delle foto che saranno proiettate sullo schermo gigante dell’auditorium. A leggere brevi ma intensi brani del librò sarà un celebre attore italiano. ( Qui una collezione di foto tratte dal libro. )

L’accesso è libero, la manifestazione è organizzata dal Circolo della Cultura e delle Arti.

Non mancherà nel programma anche la segnalazione di alcuni libri che vale la pena di leggere.

Fra i quali, forse:


John Le Carrè, Yssa il buono, (Mondadori)

Fred Vargas, Un po’ più in là, sulla destra  (Einaudi)

Philip Roth, Il fantasma esce di scena (Einaudi )

Philip Roth,Lo Scrittore fantasma (Einaudi )

Temple Gardin, La Macchina degli Abbracci ( Adelphi )

Jean Echenoz, Il mio editore (Adelphi)
Jean Echenoz, Al Pianoforte ( Einaudi )

Romain Gary, Biglietto Scaduto ( Neri Pozza )

Alberto Capitta, Il giardino non esiste, ( il maestrale )

Francois Jullien, Parlare senza parole ( Laterza )

Fantasmi, insomma, più vivi che mai.

2 Responses to “Circolo della Lettura: anno dodici, numero uno. Monika Bulaj”


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  1. 1 AURE, da Monika Bulaj: ispirazione e raziocinio at a vànvera Pingback on Oct 6th, 2008
    "[...] Circolo della Lettura: anno dodici, numero uno. Monika Bulaj at a vànvera Pingback on Oct 6th, 2008 "[...] ..."
  2. 2 Bao, il Tempo e Il Libro Che Non C’è at a vànvera Pingback on Oct 7th, 2008
    "[...] prego, quando il libro uscirà ( e siòr Bao ve lo dirà per tempo ) , se vi interessa ..."

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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