Parola mobile e seducente, fermo immagine di uno stato di moto, “Flâneur” si presta – nella sua indeterminatezza costitutiva – a ogni (ab)uso. L’invenzione di Baudelaire fu così caricata di possibilità da Benjamin che ogni approfondimento non può coglierne il fondo, semmai ne allarga il buco. ( Vengono in mente le 400 porte di un indimenticabile Von Hofmannstahl detto da CarmeloBene, quelle che -raggiunte all’implorata, implorata fine del faticoso viaggio- promettono ancora solo ulteriori ENTRATE… ) . Insomma: Warburg tu ti possa chiamare, o Derrida o Agamben, o Pinko Pallo o persino BaoTzeBao , ogni parola meditata tu scriva a proposito ( a s/proposito, in realtà ) è esatta: tanto è mobile, tanto è indeterminatamente ampia la circonferenza che si coglie sempre il bersaglio. Pensa all’ultimo cerchio che il sasso caduto nell’acqua provoca: non è l’ultimo.
Ecco perché venerdì andrò, nonostante me stesso, ad ascoltare senza comprendere la professoressa Messori dell’Università di Parma.
Se la bellezza sta negli occhi di chi guarda, la saggezza sosta brevemente nell’inutile ascoltarvedere. Corre invece senza fiato la pacifica quanto inesausta, rassegnata passeggiata fra le rovine. Velenosa, rimediante è l’assunzione consapevole della felicitoria incomprensibilità del tutto. Credere nell’irraggiungibile/indistruttibile senza aspirarvi nè smettere di scolpirlo è la sola felicità possibile, scrisse Kappa a Zurau. Lasciamo Dio ai consolabili, dunque. E l’opera agli scrittori. A chi flaneggia e marraneggia s’addice l’erranza, l’ombra, lo spazio fra le righe, l’incompiuto, l’involontarietà piena.
Merita incomprensione chi solo attende la sola USCITA.






Ad allargare ancora il buco del significato, allora, mettiamo anche la lunare mascherata degli orfani Baudelaire, flaneur sotto mentite spoglie in un libro apparentemente rilevante solo per ragazzini.
Oh graziè, mersì bukù…
En attendant le Calassò.
PS E per la querelle ragazzini-rilevanza ( al cinema e altrove ): abbiamo forse dimenticato i 400 (ancora loro, gnam gnam!! ) Truffautiani Colpi ?? CLARO che no.
…dove il flâneur è il regista stesso, che ricorrendo all’atteggiamento appropriato, sottratto il sentimentalismo, trasforma il proprio ricordo in lezione universale…
Che bellezza.