- Non capisco… ( Ecco, ora hai capito )

22Oct08

Parola mobile e seducente, fermo immagine di uno stato di moto, “Flâneur” si presta – nella sua indeterminatezza costitutiva – a ogni (ab)uso. L’invenzione di Baudelaire fu così caricata di possibilità da Benjamin che ogni approfondimento non può coglierne il fondo, semmai ne allarga il buco. ( Vengono in mente le 400 porte di un indimenticabile Von Hofmannstahl detto da CarmeloBene, quelle che -raggiunte all’implorata, implorata fine del faticoso viaggio- promettono ancora solo ulteriori ENTRATE… ) . Insomma: Warburg tu ti possa chiamare, o Derrida o Agamben, o Pinko Pallo o persino BaoTzeBao , ogni parola meditata tu scriva a proposito ( a s/proposito, in realtà ) è esatta: tanto è mobile, tanto è indeterminatamente ampia la circonferenza che si coglie sempre il bersaglio. Pensa all’ultimo cerchio che il sasso caduto nell’acqua provoca: non è l’ultimo.

Ecco perché venerdì andrò, nonostante me stesso, ad ascoltare senza comprendere la professoressa Messori dell’Università di Parma.


Se la bellezza sta negli occhi di chi guarda, la saggezza sosta brevemente nell’inutile ascoltarvedere. Corre invece senza fiato  la pacifica quanto inesausta, rassegnata passeggiata fra le rovine. Velenosa, rimediante è l’assunzione consapevole della felicitoria incomprensibilità del tutto. Credere nell’irraggiungibile/indistruttibile senza aspirarvi nè smettere di scolpirlo è la sola felicità possibile, scrisse Kappa a Zurau. Lasciamo Dio ai consolabili, dunque. E l’opera agli scrittori.  A chi flaneggia e marraneggia s’addice l’erranza, l’ombra, lo spazio fra le righe, l’incompiuto, l’involontarietà piena.

Merita incomprensione chi solo attende la sola USCITA.

5 Responses to “- Non capisco… ( Ecco, ora hai capito )”


  1. 1 fabio Posted October 22nd, 2008 - 1:18 pm

    Ad allargare ancora il buco del significato, allora, mettiamo anche la lunare mascherata degli orfani Baudelaire, flaneur sotto mentite spoglie in un libro apparentemente rilevante solo per ragazzini.

  2. 2 baotzebao Posted October 22nd, 2008 - 1:31 pm

    Oh graziè, mersì bukù…

    En attendant le Calassò.

    PS E per la querelle ragazzini-rilevanza ( al cinema e altrove ): abbiamo forse dimenticato i 400 (ancora loro, gnam gnam!! ) Truffautiani Colpi ?? CLARO che no.

  3. 3 fabio Posted October 22nd, 2008 - 5:04 pm

    …dove il flâneur è il regista stesso, che ricorrendo all’atteggiamento appropriato, sottratto il sentimentalismo, trasforma il proprio ricordo in lezione universale…
    Che bellezza.

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  1. 1 Fuori Tempo at a vànvera Pingback on Oct 24th, 2008
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    "[...] da Bollati e Boringhierinel 2007 ). Pensavo ai cellulari foto-telecamera. A You Tube. Ero appena fuori dal Revoltella, poco ..."

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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