Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.
Diciamoci la verità: qualche anno fa, avremmo mai sperato di vedere una cosa simile?
No. Ma lì le cose possono cambiare. Adesso godiamocela. Buonanotte e buona giornata…operativa, Luciano !
Buongiorno a te. Ho guardato anche i due discorsi: quello di McCain, obiettivamente decoroso e nazionale, per nulla da rancoroso uomo di parte. E quello di Obama, assai abile. Poi ho dormito un’oretta.