Guardare, vedere. Dire, mostrare: La Folie Baudelaire, di Roberto Calasso.

11Dec08

La Folie Baudelaire è un libro-fiume.

Attraversa i secoli, una città grandissima e reticolare, le forme dell’arte. E tu – il lettore è un viaggiatore, sei imbarcato ormai – tu sei nelle mani sapienti di un nocchiero che conosce tanto bene ciò che passa sulle rive da non aver bisogno di guardare loro, lui guarda te. E tu hai difficoltà a scegliere se guardare ciò che ti viene descritto – come una didascalia in movimento che oltrepassa i confini spaziotemporali e ti sbalza da un quadro a un verso, da un secolo al suo prossimo, da una lucida descrizione in ampie volute a una secca citazione maliziosa, crudele o definitiva – o invece il viso del tuo pilota, le sue labbra – come fossero loro a dipingere a parole, meglio dei tuoi stessi occhi, ciò che va visto INSIEME a ciò che va sentito, ciò che va intuito INSIEME a ciò che va saputo.

Precisione e Sentimento si confondono in una eleganza formale che restituisce – dopo lenta e lussuosa, calma navigazione – un mondo in 400 pagine.

Roberto Calasso è il nome sulla fiancata, l’armatore è Adelphi, ma è un terzo e tripartito soggetto ad aver scritto il libro: è il Lettore, è il Calasso, è chi lo legge. Il viaggio costa solo 36 euro. Capolavoro.

Domani, venerdì 12 dicembre, alle 17,30. Auditorium del Museo Revoltella – Trieste.
Parlerò anche di Malamud, Pressburger, Greer, Echenoz, Schmitt, Cian, Paley

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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