Da BERnhard a BERgonzoni: Paolo Nori, Il Parolaio Matto al San Marco

13Dec08

Tutto quel che si può dire – che ho da dire adesso – su Paolo Nori è già nel titolo di questo post.

Il resto, da Charms a Jannacci, da Fo a Baldini, da Pushkin a Scandiano, dalla Karenina e ChissaCheCosa, se lo vengano a sentir dire da lui medesimo oggi pomeriggio, sabato 13, a TRIESTE, alle quattro e un quarto, al Caffè SAN MARCO.

Se gli va. Perchè poi chissà. Lui è come dire, uno cui manca la parola. Ne ha troppe, e tuuutte insieme. Per cui alle volte svolta, sborda, deborda. MA vale la pena, comunque. Anzi, vale la gioia.

L’ambito è quello della Fiera Bazlen ( ossimoro maggiore non si è mai udito ), benemerita.

Subito dopo di lui, alle cinque in punto ( RB era un uomo preciso, lo si rispetterà almeno in questo, il suo povero e bellissimo Nome ? ) ci sarà  Boris Pahor.

Ora: noi ci si sbrigherà in un tre quarti d’ora. Pahor merita. Il che significa che se volete star seduti per lui, che attirerà folle pensanti e dallo sguardo riflessivo, fareste bene a venire in tempo a prendere posto, che noi si sarà più leggeri delle ombre.

A sera è in programma un probabilmente irresistibile dibattito sulla Editoria di Progetto: la scelta dei relatori è tale da promettere divertimento, numeri (anche da circo) e materia per riflettere.

Il libro che sarà letto e commentato è ” Pubblici Discorsi “ , della Quodlibet.

Forse.

No, BassoTuba NON ci sarà. Prevista invece la presenza del Cappellaio Matto. Che porta la Tuba. Percui…

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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