“…Ette lo ricordi, quanno cera warter ! ” ( Zoro for Secretary )

28Feb09

Zoro, al suo punto più alto.

1 Response to ““…Ette lo ricordi, quanno cera warter ! ” ( Zoro for Secretary )”


  1. 1 luciano / idefix Posted February 28th, 2009 - 9:57 pm

    Io non condivido l’assalto anti-veltroniano a 360 gradi (380, come dice il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza). Però, prima, una premessa (che ho fatto mille e una volta): io sono lontano dal PD e lo consideravo un grosso errore fin dal momento della sua progettazione (e infatti me ne andai dai DS quando venne deciso di fondersi con Rutelli & C). E penso pure che (dopo le primarie dell’ottobre 2007) Veltroni abbia commesso sciagurati disastri (tattici e strategici): la rianimazione del Berlusconi che era stato isolato dai suoi alleati, la campagna elettorale fiacca, la debole conduzione del PD nazionale nei confronti dei capataz locali, i troppi ammicchi con il governo Berlusconi, le innumerevoli ambiguità sul fronte della laicità e dei diritti e del lavoro eccetera. Ma premesso tutto questo (e ribadito che le responsabilità di ciò sono in grossa parte di Veltroni), direi che lui sarebbe stato (per tanti motivi) un buon leader nazionale. In un altro momento, non di lotta e di scontro, Veltroni poveva essere un bravo capo del governo, uno che attorno a se poteva suscitare speranze ed entusiasmi, circondandosi di competenze e di passioni. Ma contro Berlusconi (nel 2007/09) è stato triturato.
    Certo: chi è colpa del suo mal pianga se stesso. Il punto è che il male è anche nostro e che dunque piangiamo pure noi. E che la colpa non è solo di Veltroni.

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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