May you stay forever old ( a very young 55 )

24Mar09

I modi in cui ignoriamo qualcosa sono altrettanto e forse più importanti dei modi in cui lo conosciamo ( ga )

Insomma: i regali li dovrebbe fare chi compie gli anni agli amici, non il contrario.
Che, se ci pensate, ci avremmo la nostra bella convenienza, tutti.

Così facendo gli altri faranno per te, e si potrebbe cavalcare Donna Fortuna, domarla quando ha gli occhi aperti, assecondarla quando ha la benda.

Io – che sono (stato) un vecchio ragazzo, un editore di dodici anni e un Matusalemme senza rughe – adesso mi par di essere un giovin signore.

Ho l’età delle mie letture, dei miei ascolti, dei miei sguardi. Ho l’in-capacità della mia Attenzione. Ho l’esperienza della mia in-volontarietà. E la stanchezza che tutto ciò porta con sé.

Ma in questi giorni di disattenzione mi stanno visitandoluci tra i vapori e le nebbie del mio passato – sia l’unico amico indimenticabile sia la sola amica scontrosa e graziosa.

I regali che mi hanno portato hanno attraversato il tempo e lo spazio, e mi hanno curato anche se non ero, apparentemente, nel Tennessee.

Dunque: auguri a tutti voi che qui ci passate spesso, o per la prima e unica volta oggi.

Il mio regalo per voi nuovi è questo. Per tutti e sempre è, ancora una volta, questo.

ilrestomanca

2 Responses to “May you stay forever old ( a very young 55 )”


  1. 1 Fabio Posted March 24th, 2009 - 10:39 pm

    Allora grazie per i regali, che scarterò con calma, e auguri da un lettore seminuovo (nel senso che deve ancora compiere il primo anno)

Who's linking?

  1. 1 Woody Allen considera l’aragosta, Debora Serracchiani dà la Linea at a vànvera Pingback on Mar 24th, 2009
    "[...] « Paul Auster: la sua DEDICA a Pordenone e ..."

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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