Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.
Vai a vedere qualche concerto dei veci?
Mercoledì 8 a Udine Stevie Winwood?
Il 23 a Udine Bruce Springsteen?
Il 28 vicino Padova John Fogerty?
Io quest’anno rifaccio il mini-tour con mia figlia Francesca: nel 2008 Young e Springsteen, nel 2009 i tre che citavo.
D’altro canto, con mio papà (che non era un rockettaro, ma solo uno curioso) nei primi anni Settanta avevo visto i Soft Machine, il Banco, la PFM…