Leonard Cohen: di Grazia e di Fortuna, d’umiliazione e estasi, d’amore e morte, di bisogno e artigianato, di poesia, di vita

10Jul09

leonard-cohen-performs-in-001

Il Guardian intervista Leonard Cohen.
Non ho parole, vi chiedo di trovarle.
Dal pur prodigioso I-phone non so linkare, ma se andate qua sotto, a destra, la trovate fra i ‘delicious‘.
Grazie.

Aggiornamento: ora, dalla BAOredazione so linkare, l’intervista è qui.

Credo di non aver mai letto parole più misurate e giuste, trasparenti e intime, allusive,  reticenti e chiare.

E pensate che è una trascrizione da un… “This is an edited transcript of an interview conducted for the Canadian broadcaster CBC”.

La voce, sarebbe stato un non trascurabile plus, vero Diogene, vero Pupi-Niji , vero ?


Il Tre Agosto sarà, sarà ?, il Tre Agosto è già stato.

Thank You, Frrrrrriendsssssss

1 Response to “Leonard Cohen: di Grazia e di Fortuna, d’umiliazione e estasi, d’amore e morte, di bisogno e artigianato, di poesia, di vita”


  1. 1 sfiorita Posted July 11th, 2009 - 12:17 pm

    linkalo da qui che gli apostrofi ci sono

    http://www.guardian.co.uk/music/2009/jul/10/ghomeshi-interviews-leonard-cohen

    ho messo la parte sulla morte in moodle, a disposizione per i miei compagni di master

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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