
Ci vediamo a piazza san Marco , no umbrella required…
Così chiudevo il post che precede questo. Avevo ragione e torto.
Dopo tre settimane senza una goccia su Venezia, a leggere e ascoltare le Previsioni Meteo ieri, lunedì tre agosto, si sarebbe dovuto scatenare Giove Pluvio, con grandine fulmini e vento, proprio dalle 20 e trenta in poi…
…
Ve la dico come è: non so come andare avanti.
Forse adesso è ancora troppo presto, perchè io sappia e possa scrivere di ieri.
O forse proprio non si può proprio scrivere, non se si vuole essere adeguati.
E magari c’è che prendo cantonate, o peggio.
La sola cosa che so di poter scrivere l’ho messa nel titolo: Un Cohen Può.
Ci proverò, seriamente, e se viene fuori qualcosa di appena intelleggibile, prometto: lo pubblico.
Il resto del baopensiero cohen è qui.
Certo è che, se Leonard Cohen ( proununce El Cohen ) non avesse chiuso le due ore e mezza di Parole e Musica con quelle parole, se si fosse limitato all’ennesimo ” Thank you, friends “, ben – io adesso forse troverei le parole per raccontare, più o meno esattamente, le emozioni vissute ieri a Piazza San Marco.
Ma ha usato proprio quelle parole.
Una berahà, quella berahà.
E Leonard è un Cohen.
Vedete, non si capisce nulla, vero ?
Ci devo stare attento : prima di raccontare o spiegare dovrà essere chiaro a me.
Oppure ve lo dirò altrettanto chiaramente che non so come fare.
Ma scrivere così, mentre mi sento confuso e spaesato – ma anche pieno di riconoscenza e responsabilità – sarebbe davvero uno scrivere a vànvera, no ?
( continua )
psss, qui trovate questa perluccia – ” there ain’t cure for love “, come da diretta AudioBoo…
Aggiornamento, 19.00.
Ho trovato in rete una recensione impeccabile , dell’Ansa.
Complimenti al giornalista che ha saputo cosi’ ben informare dei fatti e del clima. La metto qui come base del ragionamento extra fattuale che sto tentando di maturare in me. Questo post in fieri e’ – dopotutto – un tentativo . L’articolo che copincollo qua sotto e’ come la Pianta Architettonica di un Giardino all’Italiana: e’ il tracciato, indispensabile e necessario per poter ‘leggere’ – se sapro’ disegnarne le piante e i fiori – il senso e significato del concerto di Piazza San Marco. Complimenti e riconoscenza all’ignoto autore e all’Agenzia.
LEONARD COHEN, UN POETA CANTA IN PIAZZA SAN MARCO
(ANSA) – VENEZIA, 3 AGO – Leonard Cohen in piazza San Marco
e’ un concerto perfetto. Il poeta, romanziere e songraiter a 75
sta vivendo un momento di grazia, ha iniziato, quasi
controvoglia, una tournee due anni fa che sta riscuotendo un
tale successo che non si conosce la data finale. Sicuramente in
settembre sara’ a Tel Aviv per un concerto dove in poche ore
sono state venduti 44 mila biglietti. Stasera a piazza San Marco
c’erano 4.500 persone che hanno assistito a una vera lezione di
classe, intensita’, leggerezza e grande musica. Cohen ha
pubblicato il suo primo disco nel 1967 e ha attraversato questi
40 anni di musica con l’atteggiamento di un artista che conosce
il mondo ma che non dipende dal mercato, tanto e’ vero che ha
trascorso un lungo periodo di isolamento in un monastero zen
fuori Los Angeles. Pero’ ha lasciato tracce indelebili sia nella
musica che sulla pagina scritta e ora ha un’eta’ in cui la gente
normale pensa ai nipoti o a come impiegare il tempo libero gira
il mondo con una band straordinaria regalando concerti
straordinari. Gia’ con il live registrato a Londra si era avuta
una prova di questa qualita’ superiore: stasera, in un contesto
che ha incantato lo stesso Cohen, se ne e’ avuta una prova
eclatante. Raramente capita di ascoltare dal vivo suoni cosi’
puliti, ricchi di echi diversi, con un equilibrio perfetto tra i
vari strumenti, le voci. Cohen emana un carisma contagioso, con
la sua voce cavernosa che lo farebbe scartare a un talent show
ma che ha contribuito a creare la sua leggenda. Dance me to the
end of love e’ l’inizio del concerto con Cohen che sale sul
palco correndo con il suo impeccabile doppio petto grigio e il
Borsalino d’ordinanza (in camerino ne ha piu’ di 30). The
Future, Bird on the wire, Every body knows, Waitin’ for the
miracle, Suzanne, Sisters of mercy, Manatthan, Halleluyah (dopo
essere stato cantato dal vincitore inglese di X-Factor il brano
e’ stato in classifica in tre versioni, compresa quella
originale e quella di Jeff Bouckley) sono alcuni dei titoli di
un concerto che dura tre ore. Sul palco Leonard Cohen e’ un
gentleman che sparge poesia e musica e che accoglie gli applausi
togliendosi il cappello e si inchina grato ai musicisti della
sua band nella quale spiccano Bob Metzger, suo fedele
chitarrista da decenni e Rafael Gayol, formidabile chitarrista
gitano.
Leonard Cohen e’ forse l’unico dei grandi della musica
popolare che avrebbe avuto una carriera di primo piano come
romanziere e poeta, non a caso la forza dei suoi testi continua
ad essere un punto di riferimento per le nuove generazioni. I
concerti di questa tournee e quello di piazza San Marco in
particolare permettono di godere della sua arte distesa nel
tempo e, con la splendida complicita’ dei suoi musicisti, di
rendersi conto che artisti cosi’ sono non solo una merce rara ma
vanno protetti e difesi. (ANSA).




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