… e un Fiandra, no ? ( post difensivo e interlocutorio, ma promettente… )

08Aug09

lavoriincorsoobelix

Oppure ve lo dirò altrettanto chiaramente che non so come fare.

Ma scrivere così, mentre mi sento confuso e spaesato – ma anche pieno di riconoscenza e responsabilità – sarebbe davvero uno scrivere a vànvera, no ?

Così chiudeva la parte originale BaoTzeIana del post che precede questo.

Ieri , dalle 12 alle 17 e 30, a Kontowood, una colata d’inchiostro blu si è riversata, ‘fettivamente, su povere e candide paginette ( 37, di quaderno a righe ), ma a rileggerle, amici, che pena !

Non ci sono ancora, no.

Ma nemmeno lo slancio è ancora esaurito, così prendo le pagine per una falsariga, oppure una deviazione e ricomincio, appena trovo il momento adatto.

Capisco bene che questo lavoro in progresso può far esclamare a qualcuno il famoso echissene !

A me, meneissene, Scusate Pardòn.

Eppoi le promesse, specie quelle fatte a se stessi, vanno mantenute.

Così, per trarmi d’impaccio, e per compensare i gentili passanti, vi rimando al post prossimo, che troverete quassù fra una mezzora al massimo, e che giuro vi interesserà perfino di più ( ah ah ah ) delle esercitazioni autoeroticoletterarie del Vs. fezionatissimo Sior Bao ( il titolo in codice del testo che NON vedrete era ” Insperato Autoerotico Post” … ) .

Trattasi, nientepopodimeno, dei Dieci Incredibili Segreti Della Vita e Dell’Opera di Leonard Cohen, mica bruscolini…

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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