Waiting For The Miracle(s) To Come : Leonard Cohen, Israele, Ben Gurion e BaoTzeBao

23Sep09

melograni

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Aggiornamento, ore 9 del 24 : pare sarò al concerto, pare…
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Le cose, amici, stanno così: questo Posto, di solito molto chiacchierato, da un po di tempo è silenzioso.

Poco da dire ?
Macchè, troppo !

Il punto è che, come certuni sanno, o si vive o si scrive.
Lo so tanto bene, pure io, che proprio perchè vivo poco scrivo parecchio, per non dir del leggere, che per me è una forma particolare dello scrivere, è una ri-scrittura.

Insomma sto vivendo.

Niente di spettacolare, eh, che vi credete.

PeròPerò…

Da una diecina di giorni sono in Israele. La molla, la ottima scusa è stata la decisione di venire ad assistere al concerto che Leonard Cohen terrà giovedì prossimo, cioè DOMANI, il vicinissssimo 24 settembre, allo stadio Ramat Gan di Tel Aviv.

stadium_map1

Come alcuni lettori sanno, al momento della decisione di partire i biglietti erano già tutti esauriti. Attraverso vari modi ho cercato di mettermi in contatto con gli organizzatori del Concerto, forte ( si fa per dire ) di pezze d’appoggio comprovanti sia la mia identità ( dovrei dire le mie identità… ) sia il mio incerto ma documentato stato professionale.

Bon, grazie alla Rete dei Coheniani Internazionali ( gente seria, che si diverte ) sono riuscito ad avere l’indirizzo giusto.

Heck and Bao

( Sarò elusivo sui nomi, scusate, la privacy è dovuta quanto la buona educazione )

Ho scritto, Lui mi ha risposto dicendomi che non ci sarebbero stati problemi, un posto e un accredito erano assicurati.

rk acc

Avevo già comprato il biglietto aereo , e avevo già capito che il Concerto era già iniziato.

Avevo cominciato a capire, e ci scherzavo su per non capirlo abbastanza, che questo viaggio era importante, lo era già.

Un po’ il momento in cui capitava, un po’ tanto il posto, un tot il mio stato anagrafico sentimentale, e molto la mia crescente, calma e nuova irrequietudine. Tutte ’ste cose e altre che non so dire bene, e anche un’altra, molto importante e molto meno cerebral-sentimentale: il semplice fatto che avevo preso una decisione con relative conseguenze, e non avevo praticato solo la consueta immaginazione attiva, con relative seghe.

Ed eccomi qui, le sei del mattino a Sede Elyyahu, kibbutz non lontano da Bet Shean. Sono ospite dei miei Zii di Israele, i fantastici Nurith e Giovannino. Dopo i primi confusi giorni a Gerusalemme, e un tuffo di vitalità a Tel Aviv, qui è cominciato ( è ri-cominciato ) il Viaggio in Israele. E’ che ricomincia ogni giorno….

nurit giovannino mario valerio

Breve Nota : Sto tenendo un diario, confusamente. Il viaggio va più veloce della scrittura. Poche foto, solo quelle indispensabili, molti appunti in ogni pezzo di carta o su computer. Se saprò riordinare il tutto, e ne caverò qualcosa di organico, di un lineare un minimo,  forse lo pubblicherò qui. Dico forse perchè la materia è scottante, il pudore insolitamente attivo e la sensazione di inadeguatezza insolitamente elevata.

Insomma : sono qui e non ho nè accredito nè biglietto.

Perche Lui, il Signore dell’Organizzazione di cui sopra, dopo aver risposto in mezza giornata e affermativamente alla mia richiesta, non ha risposto da allora ai miei ringraziamenti e richiesta di notizie a proposito di chi e dove avrei dvuto incontrare per poter entrare a Ramat Gan Stadium giovedì prosssssssimo, con sempre più ‘esse‘, CAZZOLINA, è domani !!

Nel frattempo ho allertato varie altre persone, tutte del mestiere. E so che al momento si stanno dando da fare per me, nella misura del possibile e dell’opportuno. E un poco ci scherziamo anche su, tipo diventare una telenovela, un caso internazionale

telenovela

Quel che vi volevo scrivere, amici, quando ho cominciato questo post, è che ci tengo parecchio a ’sto concerto.

A esserci più che a vederlo, a parteciparvi più che ascoltarlo. Ma sì, che avete capito!

MA, lo giuro, non è la volpe e l’uva, se anche la sera del sempre più vicino giovedì 24 settembre fossi costretto a passarla al Parcheggio dello Stadio e non dentro, beh: mi sta bene.

( Ho esitato prima di stampare le ultime tre parole, ma sono vere, dunque hanno avuto la mia autorizzazione )

Vi farò sapere, a questo punto ve lo devo, amici.

( La frequenza con cui uso la parola ‘amici’ è una citazione e una constatazione: la cosa divertente è che chi capisce la citazione è anche chi è oggetto della constatazione. Insomma, su questo Blog capitano quasi solo parenti e amici, gente che mi conosce soprattutto fuori dai pixel, e che dunque sanno bene a cosa si riferisce la citazione. Li ringrazio, quasi con le lacrime agli occhi, per la cura e l’attenzione che hanno per me; non so dire loro la mia gratitudine, la mia riconoscenza. Per i pochi eventuali altri il Signor Leonard Cohen usa con impressionante e delicata frequenza la parola ” friends ” ( pronunciata con un arrotondamento prolungato delle ‘ erre ‘ ) durante i suoi recenti concerti, riferendosi sia ai musicisti sia, e soprattutto, al pubblico )

Qui il caffè si è raffreddato, sono le sette meno un quarto ormai e la luce rende praticabili i viali di questo piccolo ma non tanto, laborioso paradiso terrestre a un tiro di schoppo dalla Giordania. La vita sta riprendendo a fare rumore, qua attorno: ragazzini in bici verso la scuola, giovani in fila per la prima funzione in Sinagoga, donne in cucina per la refezione comune…insomma il solito, da una sessantina di anni.

E fra poco farò colazione con i miei giovani vecchi anche io, poi ci saluteremo e prenderò la strada di Belvoir, il Castello Templare qui vicino, poi andrò sul Tabor, a Cana, passerò per Nazareth... Vi dicono qualcosa, questi nomi, eh ?

Ma al massimo alle 16 sarò a Tel Aviv, e se non ho ricevuto benigne mail o telefonate nel frattempo ( questo viaggio senza I Phone sarebbe stato un’altra e meno eccitante cosa ) mi fionderò sulla Ha Yarkon,  al Dan Hotel, mezzo chilometro dal mio più modesto ma fresco Regency, e chiederò alla Reception se Lui, il Signore dei Biglietti e degli Accrediti, mi può ricevere…

Qui l’articolo di Ha Haretz che racconta in parte il clima di attesa, l’eccitazione che cresce, il sosia di Cohen per depistare i giornalisti ( pare sia il grandissimo chitarrista catalano ad aver indossato il Fedora… )

leonard cohen-thumb-510x374

E poi, Concerto o non Concerto, andrò a Neve Tsedek, da Soshana,  o su al Porto, da Comme il Faut o da It’zik Gadol , sotto Jaffo, o da Max Brenner su Rotschild Boulevard,… o, piuttosto,  davanti alla Casa di Ben Gurion, piuttosto. E aspetterò lì che passi la notte e arrivi domani, il benedettissimo giovedì 24 settembre 2009, 6 tishri 5670. Chè Cohen è Cohen anche perchè ci sono stati i Ben Gurion, amici.

bghouse

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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