bao, un tipo azzimato

25Sep09

bao, the dapper dude

Bene, sono tornato .

Stanco ma felice, così si dice, vero ?

Di più.

Domani, cioè oggi ma più tardi, tipo domani mattina, vi racconto alcuni dettagli in più; per ora ( immaginarsi l’affollamento notturno su A Vànvera ! ) vi rimando alle foto e brevi note che ho mandato in diretta a OneHeckOfaGuy, se vi interessa.

Solo un’altra cosa, però: ha finito come a Venezia, perchè un Cohen può, e in Israele sanno anche perchè.

Aggornamento, ore 10 e 50 del 25

Mentivo. Mi sono svegliato tardi e devo arrivare a Eilat in giornata. E voglio andarci piano.

Così scriverò dopo Petra, che forse è anche meglio: digerire, Bao, e-la-bo-ra-re !

Nel frattempo però qualcosa di mio uscirà altrove , e appena ne ho il permesso lo copio qui.

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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