Ancora uno e poi basta, forse… ( Come arrivare a ri-parlare di Leonard Cohen passando per il Negev, Eilat, Petra e il Mar Morto )

27Sep09

Avvertenza: trattasi di POST lunghetto, e MOLTO. Predisporre rinfreschi e fumo, portare pazienza o dividere arbitrariamente in capitoli da leggere nel tempo. Oppure lasciar perdere e basta. Io vi ho avvertito.

tel aviv cohen intermission

Sono passati nemmeno tre giorni interi, e pare davvero molto di più, e anche molto di meno.
Mi spiego, provo.

Adesso sono a Kalya, sulla sponda nord del Mar Morto, venti minuti sopra a Masada, a 40 chilometri da Gerusalemme. L’ottimo consiglio della guida Lonely Planet mi ha portato qui, un posto molto meno alla moda e turisticoaimè di Ein Gedi, da cui sono passato e tornerò. Ma qui, al Kibbutz Hotel Kalya c’è molto più verde e tranquillità: famiglie israeliane per lo più, credo di essere il solo turista, ma sono un turista ?

Avevo bisogno di rest, di riposo, di fermarmi.
Ed è proprio il giorno Giusto per farlo.

Sia in senso strettamente fisico ( di chilometri di strada ne ho fatti parecchi, vedrete ), sia in senso emotivo, perché tutto questo viaggio è una serie di emozioni, ma le ultime dal Kibbutz Sde Elyyahu in poi sono state, sono forti, dico sul serio.

Vero che guidando la testa va per conto suo, ma qui devo star attento a dove vado, anche se Gina – la mia gentile assistente personale elettronica che abita dentro il GPS -  è davvero una guida perfetta, sbaglia solo se la faccio sbagliare io,  non si offende nemmeno, e mi rimette gentilmente sulla retta via !

Così davvero è solo da un paio d’ore che in questa oasi calda ma secca e ventilata, pur tormentato da mosche invadenti, lascio andare i pensieri e li rimetto in ordine, quasi.

Per la cronaca ( e per gli amici e parenti che seguono con partecipazione e divertimento questo viaggio ),  il mattino dopo il concerto, alle 12 sono partito, direzione Eilat. Meno di 400 chilometri prendendo la strada ‘lunga’ per il Negev, che volevo almeno attraversare passando per il cratere di Mitzpe Ramon, ma devi farli piano: traffico poco, a dire il vero, ma perlopiù mezzi pesanti, e il paesaggio, beh quello ! Fra lo stupore e l’effetto Morgana il Deserto del Negev può tanto farti uscire di strada che addormentarti.

Arrivo a Eilat ore sette e un pezzo, Hotel Pierre carino assai, fuori palazzoni sulla spiaggia e niente a che fare, quanto a prezzi, con il suo omonimo New Yorkese su Central Park.

Cena sulla spiaggia, tanto non avevo proprio sonno, poi passeggiatona fin su al Perre ( cretino come sono non immaginavo le distanze – per andar giù avevo preso un taxi – e non ho calcolato che poche ore dopo mi aspettava la Royal Mall di Petra

Già, Petra. La ragione prima di questa discesa al sud.

Insomma vado a nanna, balalì balalà, che è passata mezzanotte.

Crollo, credo.

E mi sveglio, come una molla, alle…

Alle 3, dico alle TRE !

Ora, io già la musica HOUSE non la reggo. Ma HOUSE, ETNO , MEDIORENTALE , ACIDA e alle tre di notte, di questa notte…

Gli è che a meno di cento metri dall’albergo, sul tetto di una casa privata, è in corso una gran festa, musica a palla e risate che si sentono fin qui, nei pochi secondi in cui il DJ stacca la musica e grida al microfono cose tipo TANTI AUGURI.

Va come va. Va che dopo alcuni tentativi andati a vuoto di applicare le pratiche zen, e dopo aver preparato per l’ennesima volta lo zainetto per l’escursione ormai prossima, beh crollo di nuovo, credo, e mi sveglio alle…

Alle cinque.

E qui, che devo fare? Leggo un poco: la guida, il libro di Agnon, insomma tiro le 6, doccia e pronto davanti all’albergo, dove la jeep del Tour Operator EcoDesert compare puntuale alle sei e mezzo.

Panico.

- In Jeep ? FINO a Petra?

- No, fino al Confine, grazie a San Dollaro.

Siamo una ventina: israeliani pochi, tedeschi, irlandesi, americani, belgi e un italiano, il signor Bao.

Pratiche in meno di un’ ora, ma al ritorno sarà più breve.

Fra soste tecnico commerciali e panoramiche il piccolo pullmann ci mette due ore e mezzo per depositarci al caldo del Centro Ospiti della antica Città Nabotea.

E qui, amici, salto alle 16 e trenta, quando comincia il viaggio di ritorno, scusate.

Petra è stata fantastica, qualcosa di irriproducibile a parole e foto se si vuol darle adeguatezza.

foto di gruppo con ombrellino a petra
Proverò, ci proverò a farlo, chissà quando ma ora no, che già siete stanchi e a me preme arrivare a quel che è successo un’ora fa qui a Kalya, e che riguarda il concerto di Leonard Cohen e i pensierini che si sono depositati, quasi, adesso.

Grazie al cibo del Magic Petra International ( lo so, lo so, fa ridere e sospettare, ma è un buon ristorante giordano, cibo loro e clima ottimo ) e ai postumi di una stancata micidiale ( ma da ripetere e prolungare – spero con Cristiana – tanto è stata eccezionale la visita alla principale ma non certo alla sola attrazione di questa città perduta e ritrovata quasi intatta da Burkhart a metà ottocento ) , il ritorno si passa assopiti.

Ma va che in albergo rientro alle 20 e trenta. Ceno in terrazzo, leggo la posta sul Mac, giro un po di Web, scrivo, bevo,  repsiro e fumo. Ogni tanto guardo verso il tetto HOUSE e mando preghiere e maledizioni, che funzionano !

Così è che alle sei suona la sveglia dell’ I – Phone.

( Ripeto, anche se so che Mr Jobs e Mrs Gina non lo sapranno mai, che questo viaggio non sarebbe potuto andare come sta andando senza sto aggeggio nero che ti fa usare il mondo dalla tua tasca, e quel rettangolino che ha dentro tutte le strade )

Come, le sei ?

Avevo puntato alle sette !

Guardo l’orologio e SONO le sette.

Effetti dello straniamento, principio di deficit d’attenzione, imbambolamento ?

No, ora legale finita, in Israele.

E va bene. Tanto sono riposato e oggi è proprio il caso di muoversi, perchè dopo mezzogiorno Israele chiude per Yom Kippur.

Gli alberghi te lo dicono dappertutto: check in permesso solo entro le dodici o le una, dopo tutti a preparare il pranzo delle 16 circa e poi comincia, con il tramonto, il digiuno che si concluderà al tramonto di domani.

Tutti tutti no, ci sono eccezioni. Non tutti gli ebrei israeliani sono religiosi stretti, ma il rispetto – anche da parte dei laici – è dovuto, eppoi comunque il Paese Ufficiale chiude davvero e quasi del tutto. Lo sanno anche i non ebrei del mondo che una certa guerra contro Israele fu lanciata proprio il Giorno di Kippur…

Comunque devo essere entro mezzogiorno su a Kalya, dove ho letto c’è un Kibbutz Hotel tranquillo, dove poter riposare, passare anche io un Giorno del Pentimento Consapevole…

La strada che prendo è questa volta la 90, diretta da Eilat al Nord del Paese, solo 270 chilometri per Gerusalemme, una quarantina di meno per la mia destinazione.

Anche stavolta, vi prego scusate se non racconto che la botta di occhi che ho preso alla curva che, dopo l’omogeneità  del deserto, apre sulle colline di sale bianchissimo e sul Mar Morto.

mar mortovprima vista

Dico colline e non esagero. Sono solo poco più basse di quelle che, sulla sinistra, hanno accompagnato il viaggio. E l’acqua, un azzurro pallido e le pozze verdi. Insomma, bel !

( Non posso non dire di Masada, che già solo vista da sotto, e in macchina perdipiù, fa impressione.
Ci andrò mercoledì, credo, all’alba per non morire di caldo. )

Finalmente, direte voi, lo dico anche io, arrivo in questo gran bel posto.

Hanno una stanza, costa meno di Eilat, ci starò cinque notti e da qui andrò anche a Gerusalemme, che è poco distante.

E adesso, Cohen.

Ieri sera, sul terrazzo del Pierre, fra le pagine web che ho letto, ce n’è stata una davvero buona. Sul solito, ottimo Heck Of A Guy una recensione del concerto che si distingue per la distanza critica che prova ad adottare. Giustamente Allan la segnala, dopo aver consigliato “ un bel respiro “ dopo la sbornia che ci ha preso tutti, noi Coheniani Internazionali.

La ragazza-zingara, in sostanza, dice che la domanda da farsi  è se – fatta la tara del personaggio Cohen, della sua indubitabile maestria, e della sua appartenenza ( di cognome e di fatto ) alla categoria dei Sacerdoti – il biglietto, caro assai: media 800 sheckel, e cioè  150 euro circa ! – il biglietto vale lo spettacolo.

Prospettiva giusta, mi dico adesso.

Jerusalem Gypsy ( qui tutto il suo ragionamento, merita perchè è ben portato e spiritoso, condivido alla lettera le sue considerazioni musicali ) risponde, argomentando, di sì, ma.

Ma, il ‘Ma’ lo riferisce allo scarto che va messo – dice lei e ammetto anche io – fra concerto, o spettacolo, o arte che si voglia chiamare e quella specie di Cerimonia, di Rituale che per molti, lei e me inclusi, si rivela essere una apparizione ( termine già sospetto ) di Leonard Cohen dal vivo.

Sto meditando proprio su questo e sento, mi accorgo dal silenzio che si è fatto attorno a me ( nel parco sono restato solo io, ormai sono le 13 e trenta ) che c’è un coro di uccellini proprio vicino a me. Una cosa meravigliosa. Vedo che sull’albero da dove arriva la melodia sono in tantissimi, quando mi alzo per avvicinarmi una parte vola via ma quelli che restano sono ancora decine, centinaia forse.

albero uccellini kalya

Allora penso che con l’ I Phone posso registrare l’audio e mandarlo in Rete, sul BaoBlog di AudioBoo. Accendo l’aggeggio, due tasti e sono pronto ma

Ma non parte. Allora guardo meglio e leggo sullo schermo che l’Aiuto del Programma AudioBoo mi chiede se voglio ancora mandare in Rete l’ultima registrazione che ho effetuato, o no.

Avevo dimenticato, incredibile ma avevo dimenticato.

Al concerto, quando ho capito che stava per arrivare una certa canzone, ho acceso Mr I Phone e avviato la registrazione. L’intenzione era quella di mandarla in Rete subito, e di farla avere a Allan di Heck Of A Guy. Preso, evidentemente ( e ve ne accorgerete, temo... ) dalla canzone e soprattutto dalle parole che l’avevano introdotta, ho dimenticato di fermare le registrazione, ho dimenticato anche di averla avviata, tutto. Anche perchè, poco dopo, il Mac Più Piccolo Che C’è ha deciso di farsi una dormita ( Sì, la durata della ricarica è un problema, signor Jobs: so che legge ogni giorno A Vànvera, dunque ne tenga conto, grazie ) .

Ma adesso, grazie agli uccellini di Kalya…

Rispondo di sì, avvio la trascrizione e dopo meno di due minuti la posso ascoltare.

Ora, prima di ascoltarla anche voi, se volete, richiamo alla vostra memoria quale era la domanda che mi stavo facendo, dopo aver letto la recensione ‘distaccata’: concerto o rito, arte o religio, oggettività o trascendenza, insomma. Domanda non da poco, ne conveniamo. E le polemiche: la guerra sempre sospesa, Cohen Ebreo, Amnesty…

Adesso faccio così: qua sotto appiccico prima la registrazione audio, poi il testo della canzone, “ Anthem “ che Cohen canta dopo averla introdotta con le parole che sentirete. In inglese, me ne rendo conto. Chi non capisse e non ha altro modo mi scriva e traduco, alla buona, tutto. Tutto ma non le pause, il respiro, l’intonazione eccetera, insomma i particolari dove si nasconde ma rivela il senso, quelli dai quali si giudica un giocatore, altro che Calcio di Rigore…

Io, dopo averla ascoltata un paio di volte, ho concluso che, certe volte, il distacco non impedisce che l’arte si faccia rito, anzi: solo attraverso la prova del distacco passa – come passa attraverso la ferita ( there is crack ) che c’è in ogni cosa ( in everything ) – la luce che vi entra e illumina ( that’s how the light gets in ).

Questo è tutto, o almeno quasi.

Adesso sono di nuovo stracco. Chiedo scusa se ci sono errori o omissioni.

Ci tornerò su, ma adesso proprio basta.

Sta per cominciare il Kippur qui in Terra di Israele e nella Diaspora.

Non sono un ebreo davvero osservante, almeno secondole regole, ma

Hatimà Tovà, a tutti.

“Anthem”

The birds they sang
at the break of day
Start again
I heard them say
Don’t dwell on what
has passed away
or what is yet to be.
Ah the wars they will
be fought again
The holy dove
She will be caught again
bought and sold
and bought again
the dove is never free.

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack in everything
That’s how the light gets in.

We asked for signs
the signs were sent:
the birth betrayed
the marriage spent
Yeah the widowhood
of every government –
signs for all to see.

I can’t run no more
with that lawless crowd
while the killers in high places
say their prayers out loud.
But they’ve summoned, they’ve summoned up
a thundercloud
and they’re going to hear from me.

Ring the bells that still can ring …

You can add up the parts
but you won’t have the sum
You can strike up the march,
there is no drum
Every heart, every heart
to love will come
but like a refugee.

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack, a crack in everything
That’s how the light gets in.

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack, a crack in everything
That’s how the light gets in.
That’s how the light gets in.
That’s how the light gets in.


0 Responses to “Ancora uno e poi basta, forse… ( Come arrivare a ri-parlare di Leonard Cohen passando per il Negev, Eilat, Petra e il Mar Morto )”


  1. No Comments

Leave a Reply


Comment guidelines: No spamming, no profanity, and no flaming. Inappropriate comments will be deleted outright.




nescio ergo sum

View my FriendFeed
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra gli elementi pubblici di baotzebao provvisti di tag baobadge. Crea il tuo badge qui.

 

September 2009
M T W T F S S
« Aug   Oct »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

BaoHitStats

BaoCLICKS