Vabbè, la sto facendo fuori dal vasino, lo so.
E’ che sono proprio contento, e allora mi bullo un poco, troppo.
Comunque quella faccia da Blues Brother è di Robert Kory, l’avvocato californiano cui Leonard Cohen si è rivolto quando si è trovato nella necessità di dover tornare a cantare in pubblico.
Per dire la sagoma: dopo un paio di minuti soltanto che avevamo fatto conoscenza personale ( gli avevo appena consegnato la lettera per Leonard Cohen che il Maestro CalligrafoSurfista Pupi.i.Niji mi aveva chiesto di fargli avere ) gli ho detto, ringraziandolo per quanto stava facendo per Cohen e dunque per il mondo:
” Hey, you know, i’ts hard to believe you’re a lawyer ! “
Lui ha sorriso, e in quella bolgia ( conferenza stampa finita, gente dappertutto, VIP vari intorno ) ha tirato fuori il portafoglio e mi ha mostrato la sua Carta di Identità Professionale. Dopo di che mi ha chiesto cosa faccio io. La risposta, scusatemi, sta soffiando nel vento.
Comunque è a lui che devo l’accesso al concerto.
Ma senza l’aiuto di David Brinn del Jerusalem Post, di Allan Showalter di Heck Of A Guy, di Jarrko Nebula di Cohen Files, di Libby Friedlander, pr del Cohen Fund, e di tutti gli amici e consanguinei che hanno fatto il tifo e mi hanno dato fiducia, beh, insomma: GRAZIE !
A conclusione di questa CohenOdissea, dunque, ho avuto il piacere di veder pubblicata su Heck Of A Guy, in inglese ( e vedrete, se vorrete, come è stata tradotta bene, migliorandola ), la mia recensione sul concerto di Tel Aviv.
La leggete cliccando qui, o sulla foto qua sotto, che non è mia ma tratta da un video.
E’ la foto che riassume tutto, non potevo che chiudere con lei, se volevo ricominciare.






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