
“ Essere fuori luogo ” è il titolo di un libro, letto molti anni fa per la prima volta, e poi riletto spesso.
Insieme a “Mosaico” , anche esso di Stefano Levi della Torre, è uno dei miei preferiti di argomento ebraico. Espongono, come uno rimandasse all’altro, la condizione particolare e le problematiche dell’ebreo moderno, che non è a casa da nessuna parte ed è nello stesso tempo a casa ovunque, cosi come è tessera di mosaico e quadro completo.
Qui, a Safed – dove sono da soli tre giorni, dopo la parentesi del Mar Salato e l’emozione storico naturalistica di Masada – pare che il tempo e il luogo siano stati ritrovati, che il quadro possa essere anche la tessera, che antico e moderno cessino di avere solo un senso letterale.
La natura della Alta Galilea – che in questo ancora caldo ottobre 2009 ( o Tishrì 5670 ) pare fatta apposta per questa sospensione ( o questo approfondimento, non so precisare ) – è un trionfo di ocra, verde e azzurro. E basta leggere i nomi sulla mappa ( Cana, Tiberiade, Beatitudini, Bar Yohay, Hillel il Vecchio… ) e subito la Storia e le Religioni presentano il conto: difficile sfuggire loro, qui. Le pietre e la luce, le candele e il profumo di Safed fanno il resto: la suggestione trionfa.
Ora.
Pare che trionfi comunque, anche quando il clima dominante è quello urbano e violento, pieno di notiziari e polemiche, di dissidi e incomprensioni quotidiane. Dunque – consapevole di questo stato extra ordinario, e della sua eccezionalità ( viene da ex-celso, ‘da fuori’, mi par di ricordare ) – quel che posso dirvi è che io questa suggestione me la bevo finché c’è, tanto non mi ci vorrà molto a subire gli influssi dell’altra, no ?
Attacco qui sotto due memorie vocali, registrate stamattina presto: credo diano un’idea – personale, eh ! – di questa condizione unica di tempo e spazio.
Che a pensarci bene riguarda chiunque, credente o no, e di qualsiasi credo…




0 Responses to “Nel tempo, nel luogo”