Nel parlato triestino, impararsi è voce frequente, serve a dire che uno si sta imparando da solo una cosa.
Che, poi, significa veramente che uno impara dalla propria sola esperienza, in un dato momento ( qui in Rete l’ho visto chiamare “the a-ha moment” ), quello che la sua esperienza con gli altri gli ha insegnato, spesso amaramente.
A scuola te la correggono, perchè si dice imparare qualcosa, ma come va spesso il dialetto restituisce sfumature psicologiche e comportamentali che la lingua spesso perde per strada.
Oggi, in un lucido post ( aperto ai commenti ) Luca Sofri dimostra che è uno bravo, bravo davvero. ( eppoi tifa per gli Yankees… )
Apro i commenti, che mi sono utili pareri, integrazioni e obiezioni costruttive a un corso di pensieri. Non so se ne arriveranno, che i migliori di voi saranno stroncati dalla lunghezza e dal disordine di queste riflessioni. Sono dense, pesanti: volevo mettere carne al fuoco e non mi sono curato di condirla. Non le ho neanche rilette. Proviamo.
Sto scrivendo e cercando di capire una cosa, che è resa complicata dalla nostra tendenza a discutere più le parole che il loro significato. ( … )
Poi affronta un nodo, e un chiodo ( certi padri possono essere devastanti, ma se non lo sono sono Maestri ) della nostra condizione attuale, quello dell’imparare e dell’insegnare.
Ve ne consiglio la lettura integrale, compreso il mio commento, che così evito di mettere qui.
Poi pensateci su, senza necessariamente commentare in pubblico.
Perchè sarà capitato anche a voi che in una discussione siete stati aspri e negativi con la persona o l’argomento diverso dal vostro, salvo poi, tagliando le zucchine o andando in motorino, qualche tempo dopo, dar alla persona e al suo ragionamento la ragione che merita…




0 Responses to “Impararsi a”