
Il primo capitolo del libro di Jean Francois Billetter di cui scrivo qui, ” Lezioni Sul Zhuangzi ” ha per titolo IL FUNZIONAMENTO DELLE COSE.
Nel testo il sinofilosofo svizzero spiega perchè, dovendo tradurre la parola cinese con la quale si traduce di solito in italiano ‘ la via‘, ha preferito spesso tradurre usare invece questa modalità.
Anche chi non è pratico di Cose Cinesi sa che uno dei suoi fondamenti è proprio l’idea della trasformazione, faccenda che peraltro non è ignota – solo messa spesso da parte, maliziosamente ? – dalla tradizione occidentale, da Ovidio a Montaigne, a Spinoza, Richard Strauss e compagnia.
Quel che sta succedendo con J Street ( chi volesse sapere cosa è e capita qui per la prima volta può andare sulla Tag appropriata e lo saprà, almeno un poco ) non va dunque secondo me giudicato sulla base di quel che potrebbe essere, o di quello che sembra essere, o di quello che sono state iniziative simili. E’ troppo nascente, ancora. Va misurata per quel che è nel suo divenire.
( Pratica che andrebbe presa per regola anche in altri casi, politici o privati, del resto )
A questo vorrebbe servire il presente aggiornamento, viste le opinioni di poche ore fa su The New Republic, sul Jerusalem Post, su Ha Aretz, JTA , The Washington Indipendent e Mondoweiss, per esempio.
E adesso mi pare inutile dirvi cosa ne penso io, alla luce di questi interventi, almeno fin quando qualcuno non li avesse letti e ne volesse approfondire i contenuti con me.
Lo potrebbe fare qui nei commenti o scrivendomi : baotzebao@gmail.com
Per conto mio, continuerò a seguire l’andamento delle cose, come mi permetto di chiosare lo stesso Billetter, che per fortuna mia e forse anche sua non legge A Vànvera…




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