La Via, ovvero il ‘funzionamento’ delle cose, e J Street

30Oct09

ideogramma19

Il primo capitolo del libro di Jean Francois Billetter di cui scrivo qui, ” Lezioni Sul Zhuangzi ” ha per titolo IL FUNZIONAMENTO DELLE COSE.

Nel testo il sinofilosofo svizzero spiega perchè, dovendo tradurre la parola cinese con la quale si traduce di solito in italiano ‘ la via‘, ha preferito spesso tradurre usare invece questa modalità.

Anche chi non è pratico di Cose Cinesi sa che uno dei suoi fondamenti è proprio l’idea della trasformazione, faccenda che peraltro non è ignota – solo messa spesso da parte, maliziosamente ? – dalla tradizione occidentale, da Ovidio a Montaigne, a Spinoza, Richard Strauss e compagnia.

Quel che sta succedendo con J Street ( chi volesse sapere cosa è e capita qui per la prima volta può andare sulla Tag appropriata e lo saprà, almeno un poco ) non va dunque secondo me giudicato sulla base di quel che potrebbe essere, o di quello che sembra essere, o di quello che sono state iniziative simili. E’ troppo nascente, ancora. Va misurata per quel che è nel suo divenire.

( Pratica che andrebbe presa per regola anche in altri casi, politici o privati, del resto )

A questo vorrebbe servire il presente aggiornamento, viste le opinioni di poche ore fa su The New Republic, sul Jerusalem Post, su Ha Aretz, JTA , The Washington Indipendent e Mondoweiss, per esempio.

E adesso mi pare inutile dirvi cosa ne penso io, alla luce di questi  interventi, almeno fin quando qualcuno non li avesse letti e ne volesse approfondire i contenuti con me.

Lo potrebbe fare qui nei commenti o scrivendomi : baotzebao@gmail.com

Per conto mio, continuerò a seguire l’andamento delle cose, come mi permetto di chiosare lo stesso Billetter, che per fortuna mia e forse anche sua non legge A Vànvera

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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