
Autunno del 1992.
Avevo conosciuto Pupi.I.Nigi da non molto tempo.
Veramente si faceva chiamare con il suo nome anagrafico, allora, ma nel corso della nostra quasi trentennale amicizia ho scoperto alcuni altri significativi soprannomi.
E certi nomi scelti da sè o dagli altri sono PIU’ – o, meglio – diversamente esatti di quello che è stato scelto per noi prima che diventassimo noi.
Il suo mestiere è il libraio. Un vero, buon libraio. Al momento lavora da Einaudi, a Trieste, ma ha lasciato tracce di sè in altre librerie.
Vergata in punta di china nera, con una calligrafia che avrei imparato a conoscere e apprezzare, scrisse sul frontespizio del libro che quello era uno dei cinque libri più importanti mai scritti.
PP non è un tipo che esageri spesso, lo sapevo già allora.
Così presi molto sul serio quelle parole.
Da allora avrò passato un numero d’ore su quelle pagine da fare un anno, o forse più.
E mi accorgo adesso che raccontarvi la storia della mia relazione con lo ZhuangZhi sarebbe raccontarvi una parte così considerevole della mia storia da impedire fin dal principio ogni possibilità di totalità e correttezza.
Non è un caso io proceda per frammenti, qui e altrove, del resto.
Ma insomma, per quanto oggi voglio raccontarvi, basta sapere che l’ho letto, studiato, riletto, annotato, descritto molte volte.
Lo ZhuangZhi è un vecchio libro, ma proprio vecchio vecchio, così vecchio che ogni rilettura lo fa nuovo, lo mette e ti mette fuori tempo.
Ma è un libro scritto in cinese.
La traduzione italiana che lessi quella prima volta era dal francese, figuratevi.
E anche a uno sbarbatello presuntuoso come me era chiaro che la barriera linguistica e culturale era determinante.
Anni di strafalcioni in ebraico, greco, latino e inglese – dalla cui successiva correzione, però, ho imparato quasi di più che dalle versioni corrette sin dal principio – mi avevano ben educato alle mia incapacità: arrivo a dire che da quella consapevolezza doppia – che cioè esisteva sempre sia un modo più esatto del mio di tradurre e dunque di capire, sia l’impossibilità di sapere tutte le lingue dei ilibri e delle persone che mi interessava conoscere – ho imparato a concentrare tutta la mia attenzione sul testo ( sulle parole dette ) che avevo davanti nel dato momento, ma anche alle pause, alle righe bianche, ai gesti e ai vestiti, alle indecisioni e ai lapsus, alle ripetizioni, al tono, al tono… Con il tempo e la pratica, le esagerazioni e le incomprensioni ho acquisito una certa naturalezza a leggere, chiunque, come un testo o un opera d’arte: chiunque a partire da me stesso e mai prendendo l’ultima lettura per quella definitiva.
Come la faccio lunga, scusatemi.
L’altro ieri ho ricevuto da Amazon France i tre libri di Francois Billetter che avevo ordinato giovedì scorso.
“Etudes sur TchuangTseu“, “Chine Trois Fois Muette” e “Contre Francois Jullien“, tutti delle Editions Allia.
A Francois Jullien devo, insieme a Canetti e Pasqualotto, le tappe più decisive nel mio corpo a corpo con lo Zhuang Zhi ( è sempre lo stesso libro, il cui titolo E’ il nome del suo autore, scritto nelle translitterazioni dal cinese nella lingua delle edizioni occidentali )
Jean Francois Billetter non lo conoscevo e devo gratitudine alle benemerite edizioni nottetempo per aver tradotto il quarto libro di questo sinologo filosofo svizzero, ” Lezioni su Zhuang Zhi“, ma anche a chi me lo ha segnalato: Lorenzo – uno dei Quattro Moschettieri della Libreria Minerva di Trieste – con il quale c’è ormai una consolidata prassi di scambio, per tramite dei libri, di amicizia e complicità.
Leggo, stupisco, rileggo. Mi si apre, una volta ancora, un’altra porta. Le conclusioni cui ero arrivato con Jullien sono rovesciate, amplificate, utilizzate.
Ordino gli altri suoi libri, ancora non tradotti in italiano.
Giovedì quasi abbraccio la mia postina, cui chiedo scusa se stavolta, da Israele, non le ho mandato la cartolina promessa ( mi manda una cartolina dai suoi viaggi ? – mi dice una volta. Certo – faccio io – Ma dove ? E lei, guardandomi come fossi un fantino grasso: Ma qui, signor Fiandra, scriva Per La Postina, e il suo indirizzo... )
Da giovedì sera ogni momento possibile è con loro.
Ah già, dimenticavo: io non so il francese.
Cioè, lo leggo malamente e lo capisco ancor peggio.
Ma , … avete capito.
Insomma, passo molte ore in questi giorni con Billetter, Jullien e il Vecchio Cinese, con Pasqualotto, Canetti, pupi.i.nigi, Lorenzo…. e un ottimo dizionario francese-italiano in 4 volumi !
Prenderò cantonate, elaborerò tesi e coglierò assonanze basate su errori, forse.
Ma interpretare, rivedere, ri leggere e ri pensare parole che ormai mi risuonano familiari e sempre nuove è un piacere che sa di miele e pepe.
Domenica 13 dicembre, alle 11, chez Stazione Rogers, tenterò di dirne qualcosa collegando quel testo e le sue interpretazioni con un libro più recente e oggi fondamentale, di cui ho anche già scritto qui.
La cosa si chiamerà ” Pensare Con Le Mani, Fare Con Le Parole “
E non è finita qui.
PS Nottetempo, per favore mio e degli altri appassionati: traducete gli altri libri di Billetter, cominciando dal maggiore. Grazie.




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