No se puede vivir sin amar

02Nov09

lounging

Under the Volcano racconta una storia d’amore.

Per e contro, di costruzione e distruzione, dovrei dire di auto-costruzione e auto-distruzione.

E’ uno dei libri più forti io abbia mai letto, e nel corso degli anni mi ha stordito e ricreato, sempre.

Ieri sera, poichè so cosa vuol dire Il Giorno dei Morti, ne ho preso in mano la vecchia copia di Feltrinelli che non ero riuscito a leggere per intero fino al giorno in cui, su un’altra copia cartonata, mi bevvvi ( con tre erre ) il vino il miele il fiele di Malcom Mc Lowry.

Volevo leggere, a caso, qualche pagina, sono finito a passare qualche ora con loro, i fantasmi in carne e ossa che lo popolano.

Era la sera giusta, devo dire, anche perchè un lampo pomeridiano aveva scosso il mio buon cielo sereno di questi ultimi tempi.

Lampo giusto, sia chiaro, ma doloroso.

Davvero, pensavo leggendo, le intenzioni sono nulla, e l’accoglienza tutto.

E questa mattina, quando ho messo su I Tunes ed è partita “living WELL  is the best revenge”, dei REM, ho visto apparire la faccia del Console, i suoi occhi prima del burrone.

Sorridevano.

Ero io.

Sono uscito fischiettando, e se allungate le vostre orecchie, lo sentite anche voi.

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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