un passo, un piede: la porta di sion ha molte porte, una è anche a Trieste

03Nov09

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( Altri Post su J Street, qui )

Con la consueta tempestività e precisione, assolvendo ancora una volta alla sua mission di informare e di valutare, i “colleghi” ( lol ) de  THE ECONOMIST fanno un bilancio della prima uscita pubblica di J Street.

L’articolo pone la questione, ne tratteggia le aperture, compara.

Qui l’articolo, che riassunto ( ma non perdete l’occasione di leggerlo, anche per il suo uso moderno ma ancora classico della lingua inglese ) mostra come la nuova strada indicata dai ‘ragazzi’ americani sia da seguire con attenzione.

Le opposizioni al suo modello sono valide ed estese, ma l’aver aperto – appunto – una nuova strada per raggiungere il comune obiettivo di una Israele più sicura e libera, è di per sè valore aggiunto.

Aggiornamento: qui la posizione di J Street sulle recentissime dichiarazioni del Segretario di Stato Hillary Clinton.

E se l’AIPAC ( storica ed influente lobby ebraica americana ) anche solo ne cogliesse spunto per riflettere ed adeguare la propria visione, senza necessariamente rovesciarla, beh: sarebbe un buon via-tico.

Ed è anche interessante notare come i commenti dei lettori del settimanale, perlopiù europei, siano maturi e acuti ( tanto a favore che contro ) rispetto ad altri, americani o israeliani: la distanza è ottima consigliera, e sempre più penso che una J STREET – EUROPA sia da fare, e presto.

Un Piede nella Porta è infatti il titolo che usa The Economist, perchè se anche la meta è una sola, beh, le vie per raggiungerla sono di più.

Una, minore ma non troppo, sarà presentata a gennaio, il 27, a Trieste.

Con il titolo “La Porta di Sion”, infatti, uscirà un romanzo a fumetti di Walter Chendi.

Una storia che parte dalla attualità, in Israele, ma che si svolge poi tutta a Trieste, la città che condivide con poche altre al mondo l’appellativo di Porta di Sion.

Chi già lo sa, sa perchè. Gli altri lo scopriranno attraverso una storia di educazione sentimentale a forte sfondo socio politico. L’azione è infatti collocata nel 1938, a ridosso dalla visita di Mussolini a Trieste.

Ma non dico di più.

Qualcosa di più la trovate qui, e già che ci siete fatevi un giro nel bel Porto in Rete di Walter, scoprirete tesori in punta di china e a colori, storie e fotografie, contesse polacche e spostamenti spazio temporali…

Ma sin d’ora, se vi interessa, non prendete appuntamenti per il tardo pomeriggio del 27 gennaio. Ancora non si sa da quale molo ( il Miela ? ) partirà una Nave, a bordo della quale ci sarete anche voi.

confermato il 27 gennaio, il posto è il Museo Ebraico di Trieste, Via del Monte.

porta sion, anteprima

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a vànvera

Il singolare femminile vànvera, utilizzato solo nella locuzione avverbiale a vànvera, significa “a casaccio, come viene viene” e compare oggi quasi esclusivamente nelle frasi parlare a vànvera e fare le cose a vànvera, “senza riflessione e senza fondamento di realtà”, mentre anticamente, con uso più largo, si diceva anche tirare a vànvera (con l’arco e simili ), cioè “senza mirare”. Due sono le ipotesi etimologiche: secondo la prima potrebbe derivare dal nome di un gioco (forse di origine spagnola) detto della bambàra; la seconda, invece, riconosce nella locuzione una variante del più antico ma equivalente a fànfera, voce onomatopeica affine al toscano fanfano “chiacchierone, fanfarone”.

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