Tornavo a casa poco fa. Giro l’angolo con il mio bel pacchettino in mano, medicine per la tosse travestite da pasticcino, e vedo – anzi, prima ancora di vedere ascolto – un latrato di cane, aggressivo. E’ un meticcio di labrador nero, il suo padrone lo strattona ma lui non sente ragioni e continua ad abbaiare forte. A un negro. Non a un ‘ragazzo di colore mandato a pagarsi la vita cercando di vendere accendini che non funzionano e il cui ricavato non sarà tutto per lui, anzi… ‘ Quello lo vediamo noi, noi con nobili sentimenti e costosi dolciumi in pacchetto dorato. Lui vede, soprattutto annusa un negro.
E ‘ un Cane Bianco ?
No, non è una brutta battuta.
E’ che ho letto fino a pochi giorni fa l’ultimo libro edito in Italia di Romain Gary, grande scrittore francese.
” Cane Bianco “ non è un romanzo, come l’editore Neri Pozza scrive in risvolto e il NYT conferma in quarta di copertina. O perlomeno non è fiction.
La prosa scattante e spregiudicata di Gary ( chi lo conosce per Biglietto Scaduto, o per La Vita Davanti a Sé, o per Le Radici del Cielo, o per L’Angoscia di Re Salomone… sa cosa voglio dire, agli altri invidio il piacere nuovo che proveranno dopo averlo scoperto ) racconta in prima persona quanto avviene in America negli anni della presidenza di Lyndon Johnsonn, del delitto Martin Luther King, delle rivolte e delle svolte cui quarantanni dopo daranno un significato le elezioni che hanno portato Barack Obama, la Grande Speranza Nera, nella Stanza Ovale della ( ha ha ) Casa Bianca.
Ma il protagonista non è Gary, nè sua moglie Jean ( Seberg ), o gli altri famosi (attori, politici, registi, rivoluzionari ) che compaiono con i propri nomi cognomi e debolezze nel libro.
Il protagonista è Cane Bianco, co protagonista il nero Keys, educatore e nemesi ( educatore in quanto nemesi ? ) di un testo che andrebbe fatto leggere sia alle anime belle sia ai razzisti di casa nostra: ne troverebbero, se è rimasta loro una scintilla di comprendonio o pietà, utili lezioni per il proprio comportamento.
Non temano però i BaoLettori : non è una pigna socio cultural politica, è una storia da cani, e di cani; gente diretta, sempliciotti – diranno i gattocentrici - affettuosi, e consapevoli della propria involontarietà quanto inconsapevoli del proprio destino. A proposito di Gattaloghi…, apro parentesi:
(
Anni fa, una delle migliori lezioni che raggiunsero la mia superficiale attenzione mi fu impartita en passant da una persona che di lezioni dure – e dunque preziose – me ne ha date parecchie.
Dovevo aver detto una roba a proposito di quanti cani ci sono a Trieste, e quanti bassotti, poi ! No, sono sempre gli stessi di prima – mi disse, forte di studi pissicologici e naturale, abbondante spirito di critica osservazione – è che tu, adesso che stai con un cane bassotto LI vedi. Si chiama Attenzione Selettiva.
Da allora, e dico sul serio, sottopongo quasi ogni mia affermazione a quella prova finestra: è una pratica ri equilibratrice molto opportuna, specie per me che sono di tendenza un esagerato, uno che vede troppo, e dunque – spesso – male.
Non è che l’esercizio mi abbia peraltro impedito di prendere cani per gatti, o storie mai avvenute per già raccontate: mi conforta il fatto che questa condizione mi regala talvolta il piacere effimero ma pieno di saper leggere fra le righe, anche se non ho ancora capito fino in fondo quella meravigliosa battuta – di notte tutti i gatti sono grigi . In attesa di una nuova lezione en passant ci lavorerò sopra, o me ne farò una ragione.
)
Chiusa Parentesi.
Cane Bianco è anche una opportuna lettura per apprendisti romanzieri: l’urticante non chalance con la quale Romain Gary tratta se stesso è un rimedio molto efficace ai buoni propositi di quelli che hanno qualcosa da dire. E certe comunissime confusioni fra mendicanti e benefattori, fra scrittori e giornalisti, fra muse e musi, fra neri dipinti di bianco e cattolici vestiti di rosso… ( potrei continuare: il paradosso è ormai sinonimo di normalità, con evidenti problemi di identità per una parola in cerca di nuove declinazioni ) , certe confusioni sarebbe bene fossero sbiancate, chè di sepolcri e simulacri vuoti se ne ha abbastanza, non vi pare ?
Alcune sane, buone risate ; più d’una lacrimuccia tenerella; due o tre ghignate “tel’avevodettoio” e un finale brusco e spiazzante confezionano un altro manicaretto chez Gary.
Alzo il bicchiere e grido con lui, che amò la vita al punto di togliersela : Le Chaim !
PS Scopro che Sam Fuller, nel 1982, ha girato un film tratto dal libro di Gary. Beh, senza leggere la trama ( peraltro modificata ) andate a vedere la storia della mancata distribuzione in USA, fino a un anno fa…





Ho appena finito di leggere Cane bianco. Spiazzante, ignoravo completamente la faccenda e non conoscevo l’autore, immagina dunque la mia sorpresa… ho trovato il tuo scritto cercando commenti o recensioni di questo libro (ho una biblioteca virtuale canina…) e non vedo l’ora di leggere altro di Gary ed anche del tuo blog. Per via di quell’Attenzione Selettiva (meravigliosa definizione) leggo dappertutto solo cose di cani. Così ho fatto un sito e un blog. Se hai voglia di scrivere qualcosa per baolettori, ne sarò felice. Anche di qualsisi tuo commento.
Good luck and good night